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11 settembre 2008

Intervista telefonica dell'Ambasciatore Spogli con Maurizio Belpietro, Trasmissione “Panorama del giorno”, Canale 5, 11 Settembre 2008

Trascrizione

1) Negli americani il ricordo dell’11 settembre è ancora vivo?

Direi assolutamente di sì. Sono trascorsi ormai sette anni dall’11 settembre del 2001, ma il ricordo di quella tragedia è ancora vivo nel cuore di ogni americano e, ne sono sicuro, di ogni cittadino del mondo.

Il dolore che tutti noi abbiamo provato quel giorno rimane una ferita aperta. Il trascorrere del tempo non affievolisce, ma anzi rafforza ancora di più il sentimento di unità e solidarietà che lega gli americani alle vittime dell’11 settembre.Quelle vittime sono individui, vite umane sacrificate. E per questo non le dimenticheremo mai.

2) A quali manifestazione interverrà oggi signor Ambasciatore?

Parteciperò questa mattina ad una cerimonia al Quirinale. Una splendida opportunità per ricordare in modo molto solenne le vittime degli attentati e per rinnovare la nostra amicizia. Colgo l’occasione per ringraziare le autorità italiane e il Presidente della Repubblica Napolitano per questa commemorazione, un’ulteriore testimonianza del sentimento di fratellanza che unisce i nostri due popoli.   

In serata, insieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno, parteciperò ad un concerto dedicato alle vittime dell’11 settembre all’Auditorium della capitale. Sarà un’occasione per lanciare un messaggio di pace a tutto il mondo attraverso la musica.

3) Il terrorismo è stato sconfitto?

Le preoccupazioni ci sono. Bisogna essere sempre vigili. Abbiamo fatto passi insieme per combattere il terrorismo ma c’è sempre molto lavoro da fare.

4) La visita del Vice Presidente Cheney è stata positiva?

Secondo me l a visita del Vice Presidente Cheney è stata un grande successo…è stata un’importante occasione per incontrare il Presidente Napolitano, il Presidente del Consiglio Berlusconi e il Ministro degli Esteri Frattini per discutere con loro i valori che condividiamo e per coordinare la politica sulla Russia e su altre questioni.

Quando il Presidente Bush è venuto a Roma tre mesi fa ha parlato dei rapporti estremamente positivi tra Italia e Stati Uniti. Il Vice Presidente Cheney ha ribadito nel suo incontro con il Presidente Napolitano e con il Presidente del Consiglio Berlusconi che le nostre relazioni non sono mai state così salde.

5) La nuova politica della Russia dopo l’invasione della Georgia non rischia di compromettere in qualche modo la pace mondiale?

Stati Uniti e Italia sono entrambi impegnati a favore di un’Europa unita, libera e in pace. Ciò vuol dire che ogni paese europeo deve essere in grado di assumere le sue decisioni sulla propria organizzazione e di scegliere a quali istituzioni internazionali aderire. L’integrazione dell’Europa è stata un grande successo, così come vedere ex-paesi del Patto di Varsavia determinare autonomamente il proprio futuro. Ciò è un bene per loro stessi, per i loro vicini e per l’intera Europa. Noi siamo preoccupati del fatto che alcune azioni russe – dall’invasione armata della Georgia all’uso politico delle forniture di energia – cerchino di limitare queste scelte. Siamo estremamente preoccupati in merito alle recenti dichiarazoni del governo russo che indicano che le forze russe rimarranno permanentemente nell’Ossezia del Sud e in Abkhazia.

6) Quanto pesa nella corsa alla Casa Bianca la politica estera?

Dipende da quale campagna elettorale prendiamo in considerazione. Per esempio, nel 2000 la campagna elettorale tra l’allora governatore Bush e il Vice Presidente Gore si è occupata pochissimo di politica estera, mentre nel 2004 questo argomento è stato di notevole importanza. Nella campagna attuale, la questione delle relazioni internazionali ha ancora una volta assunto un peso significativo ed è destinata ad essere un tema assai rilevante fino al voto del prossimo novembre.

7) Elezioni USA: qual'e il peso della comunita italoamericana?

Secondo il censimento del 2000 la comunità italo-americana negli Stati Uniti ammontava al 5,6% della popolazione, ma alcuni sostengono che con gli oriundi si arriverebbe addirittura al 10%. Una percentuale interessante in termini numerici, ma difficile da classificare politicamente. Un tempo la comunità italo-americana era più compatta a livello sociale e anche l’orientamento politico era più definito. Oggi la comunità, come del resto l’intera società americana, è più articolata e frammentata e sarà interessante vedere come si schiererà in una campagna elettorale che sta appassionando non solo gli Stati Uniti, ma tutto il mondo.

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