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L'Ambasciatore Ronald P. Spogli e il Sindaco di Roma Walter Veltroni

Discorso dell’Ambasciatore Ronald P. Spogli in occasione della cerimonia di commemorazione dell’11 settembre a Roma con il sindaco Walter Veltroni, 11 settembre 2007

Sono passati sei anni dai tragici attacchi di Al Qaeda sul suolo americano. Questo e’ il terzo anniversario al quale partecipo come Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Due anni fa ero con l’ex Presidente della Camera Casini a Montecitorio, e l’anno scorso ero con il Presidente del Senato Marini e i senatori di tutti i partiti politici a Palazzo Madama. Il Sindaco Veltroni e la Citta’ di Roma, come ogni anno, commemorano questa ricorrenza. A nome del popolo americano voglio ringraziare ancora una volta il Sindaco, la Citta' di Roma, le autorita’ italiane e il popolo italiano per tutte le manifestazioni di solidarieta’ e di affetto.

Sono sicuro che per voi, come per me, i sentimenti di perdita e di dolore sono rimasti immutati nel tempo. Questo ci aiuta forse a capire con maggiore chiarezza, con il passare del tempo, il significato del nostro ritrovarci insieme qui oggi.

Il significato e’ che tutte le vittime della lotta contro il Terrore hanno un valore in quanto individui. Questo principio si estende a tutti i civili e agli assistenti umanitari che sono stati fatti bersaglio o colpiti per errore durante i conflitti armati in Iraq, Afghanistan o altrove.

Tuttavia, le vittime intenzionali di Al Qaeda, in particolare quelle tre mila, provenienti da tante nazioni compresa l’Italia, e appartenenti a fedi diverse compreso l’Islam, occupano un posto speciale nei nostri pensieri. Durante quell’11 settembre io mi trovavo a New York. I terroristi ritenevano che coloro che furono inghiottiti dalle fiamme e dal fumo, o che precipitarono nel vuoto, fossero solo dei tasselli di un grande disegno da loro ideato allo scopo di soggiogare noi tutti con il terrore. Loro speravano di poterci intimidire facendoci credere che ognuno di noi avrebbe potuto – o potrebbe – diventare una vittima insignificante e anonima. Secondo questa logica mostruosa, non ha alcuna importanza chi siamo, né chi fossero le vittime di quel tragico giorno. L’indifferenza per il valore dell’individuo, che permette di agire cosi’ spietatamente contro bambini innocenti, e’ una costante del terrorismo. Ma e’ anche il suo punto debole. Il proposito di rinnegare il valore della vita è ciò che più di ogni altra cosa isola i terroristi da noi.

Perciò è giusto che oggi ci ritroviamo qui accanto a questa lapide posta dalla Città di Roma. Perché le vittime non possono essere cancellate. Il sito web a loro dedicato (www.september11victims.com) le elenca una per una e le descrive con una impressionante ricchezza di particolari. Coloro che li amavano continuano a pubblicarvi le loro memorie, cosi’ come tante altre persone estranee da tutto il mondo ancora aggiungono i loro pensieri. Ci sono anche tanti messaggi italiani. Ci sono tanti cognomi italiani nella lista, da Angiletta a Zampieri, e molti di loro erano vigili del fuoco. L’anno scorso un italiano ha scritto un messaggio per Salvatore Calabrò in inglese e in italiano: “Americani, non dimenticate i vostri eroi, mai!”

Non li abbiamo dimenticati, e non li dimenticheremo.

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