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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Testo del discorso del Ministro della Giustizia Alberto R. Gonzales sulla Legge del 2006 sulle Commissioni Militari (Military Commissions Act of 2006) al Fondo Marshall tedesco, 25 ottobre 2006

(BERLINO, GERMANIA)

Grazie. Sono felice di avere l’opportunità di intraprendere un dialogo con voi sulle sfide legali che gli Stati Uniti, e i nostri alleati in Europa, hanno affrontato nella lotta al terrorismo contro al Qaeda e i suoi alleati.

L’11 settembre 2001 il mondo ha assistito, in preda allo shock e all’orrore, alle immagini di aerei trasformati in missili, che volavano contro il World Trade Center e il Pentagono uccidendo migliaia d’innocenti. Quelle immagini, come pure quelle successive provenienti da Londra, Madrid, Bali e da altrove, hanno lasciato un marchio indelebile nei cittadini di tutto il mondo, ed hanno inciso profondamente sul modo il cui gli Stati Uniti stanno rispondendo alla minaccia posta dal terrorismo internazionale.

Quando il nemico è pronto a sacrificare la propria vita per attaccare i nostri cittadini, quando la sua causa non è nient’altro che il dominio territoriale e il ritorno alla barbarie del Medioevo, e quando per il nemico il costo di ogni successo tattico si misura nelle centinaia e migliaia di vite innocenti perse, allora noi ci troviamo di fronte a qualcosa di radicalmente diverso dal crimine – noi siamo in guerra. Tutte le risorse della nostra Nazione, comprese le forze di polizia, l’esercito e i servizi segreti, devono essere rivolte a prevenire attacchi futuri prima che questi abbiano luogo.

In virtù della sua attività prima e dopo l’11 settembre – e in virtù delle sue stesse dichiarazioni – al Qaeda è chiaramente in uno stato di conflitto armato con gli Stati Uniti e con i suoi alleati. L’azione intrapresa dagli Stati Uniti e dai suoi alleati a seguito dell’11 settembre con l’invasione dell’Afghanistan è stato un chiaro riconoscimento dello stato di conflitto armato. Riconosco che molti paesi ora ritengono che il conflitto sia concluso, ma non gli Stati Uniti. Anzi, noi riteniamo che dal momento che al Qaeda si è dispersa, il campo di battaglia si è ampliato.

C’è un fondamentale disaccordo tra gli Stati Uniti e alcuni dei suoi alleati sul fatto se noi siamo ancora in guerra. Ma il mio argomento principale oggi è che solo perché gli Stati Uniti ancora ritengono che esista uno stato di guerra, questo non significa che non ci sia posto per il diritto. Al contrario, significa che una serie diversa di regole è applicabile. Io spero di essere in grado di spiegare oggi come noi salvaguardiamo il diritto mentre combattiamo in questo conflitto.

Noi crediamo che, come parte di questa guerra e per difendere la sicurezza dei nostri cittadini, come pure la vita dei cittadini europei, noi dobbiamo avere la possibilità di detenere e di rimuovere i terroristi dai campi di battaglia di questo conflitto; di raccogliere da loro le informazioni vitali che ci mettono in grado di catturare i loro associati e di smantellare i futuri complotti terroristici, e di creare procedure efficaci ed eque che ci consentiranno di perseguire penalmente e di punire i terroristi catturati per i loro crimini di guerra.

Le dottrine legali volte a raggiungere questi fini non sono le stesse che noi impiegheremmo in tempo di pace. La Corte Suprema degli Stati Uniti l’ha riconosciuto in molte delle sue sentenze, compresa la recente sentenza Hamdan. Analogamente, il Congresso degli Stati Uniti ha adottato questo punto di vista, da ultimo nella legge del 2006 sulle Commissioni Militari.

Negli ultimi cinque anni gli Stati Uniti e i suoi alleati possono far riferimento ad una serie di successi nella lotta contro il terrorismo. I nostri sforzi per raccogliere informazioni sono stati determinanti nella cattura di decine tra i più stretti seguaci di Osama bin Laden, compreso l’ideatore degli attacchi dell’11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed, come pure Abu Zubaydah e Ramzi bin al Shibh. E la cattura di quei terroristi ha condotto a informazioni attendibili che hanno sventato altri complotti terroristici sia mediante le forze di polizia che attraverso operazioni militari.

Abbiamo distrutto una cellula di 17 terroristi operativi provenienti dal sudest asiatico istruiti per compiere attacchi all’interno degli Stati Uniti; abbiamo scoperto agenti operativi con un ruolo chiave nel programma di al Qaeda per dotarsi di armi biologiche – compresa una cellula che stava sviluppando antrace da usare in attacchi terroristici. Abbiamo fermato attacchi programmati contro i Marines a Gibuti e contro il consolato statunitense a Karachi, e abbiamo sventato un piano per dirottare aerei passeggeri e dirigerli contro l’Aeroporto di Heathrow e contro Canary Wharf a Londra.

Come sappiamo, soltanto quest’estate gli investigatori britannici hanno sventato un piano di al Qaeda per far esplodere aerei diretti negli Stati Uniti usando comuni liquidi di uso domestico che potevano essere introdotti in cabina nel bagaglio a mano dei passeggeri e assemblati in bombe una volta a bordo.

Questi successi, e l’energica prosecuzione del conflitto armato contro al Qaeda, ci hanno indubbiamente resi più sicuri, ma non possiamo farci illusioni. Noi non siamo ancora al sicuro. Di conseguenza, stiamo continuando a lavorare con i nostri alleati per identificare nuovi modi per frenare e per combattere la minaccia terroristica in continuo mutamento.

Oggi io vorrei affrontare uno di questi modi – la Legge sulle Commissioni Militari. Questa nuova legge americana prevede processi giusti ed equi per i terroristi catturati; rinforza e chiarisce gli obblighi degli Stati Uniti in base alle Convenzioni di Ginevra; e rafforza la nostra capacità di raccogliere informazioni vitali e impedire futuri attacchi terroristici.

La detenzione dei combattenti nemici

Riguardo ai nostri obblighi internazionali, gli Stati Uniti garantiscono agli individui detenuti a Guantanamo in quanto combattenti nemici maggiori diritti legali di quelli dovuti ai prigionieri di guerra legittimi in base alle Convenzioni di Ginevra. Come molti di voi sanno, la Terza Convenzione di Ginevra prevede che, laddove c’è un qualsiasi dubbio riguardo allo status di prigioniero di guerra di un belligerante, la potenza che detiene deve portare l’individuo di fronte a un tribunale militare previsto dall’“Articolo 5”, per stabilire se l’individuo possieda i maggiori privilegi concessi ai prigionieri di guerra. Altrimenti le Convenzioni di Ginevra prevedono che i combattenti nemici possano essere detenuti per tutta la durata delle ostilità, un precetto fondamentale della legge di guerra.

Nel corso del conflitto in atto gli Stati Uniti vanno ben oltre questi obblighi internazionali. Come ha dichiarato il Presidente Bush, gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a fare i secondini del mondo, e non abbiamo alcun interesse a detenere individui che non minacciano i nostri cittadini. Di conseguenza, noi abbiamo rilasciato combattenti nemici stranieri nei loro paesi d’origine laddove quelle nazioni hanno acconsentito a impedire che tali individui torneranno a combattere, e laddove ci è stato assicurato che quelle nazioni tratteranno tali individui umanamente. Anzi, noi abbiamo ripetutamente chiesto ai nostri alleati europei di unirsi a noi in questi sforzi, accettando di riprendersi i loro cittadini detenuti a Guantanamo o aiutandoci a convincere altri paesi a fornire migliori garanzie di sicurezza e di rispetto dei diritti umani, in modo da consentirci di aumentare il numero dei trasferimenti. Ma nonostante le richieste per la chiusura di Guantanamo, gli Stati Uniti hanno ricevuto scarso aiuto dai nostri alleati europei riguardo al destino di questi detenuti.

Noi diamo anche luogo a procedure volte a garantire che gli individui che deteniamo siano, effettivamente, combattenti nemici. Gli Stati Uniti offrono “Tribunali per la Revisione della Posizione dei Combattenti” (Combatant Status Review Tribunals), del tipo previsto dall’Articolo 5, a ogni prigioniero detenuto a Guantanamo, per stabilire se debba essere detenuto come combattente nemico o meno. In base alle decisioni di questi tribunali, e in base ai nostri sforzi paralleli per rimpatriare i detenuti laddove appropriato e compatibile con la nostra sicurezza nazionale, abbiamo trasferito circa 340 individui da Guantanamo.

I diritti legali di cui i detenuti dispongono non si fermano qui. La nostra legge prevede che ogni singolo detenuto abbia l’opportunità di appellarsi contro la sentenza del Tribunale per la Revisione della Posizione dei Combattenti presso la corte federale d’appello a Washington, D.C. In altre parole, gli Stati Uniti forniscono a ogni detenuto nella baia di Guantanamo l’opportunità di contestare la propria detenzione non solo di fronte a un tribunale militare, ma anche di fronte a un tribunale civile.

Queste considerazioni, a mio avviso, si sono perse nel recente dibattito sulle limitazioni poste dalla legge all’habeas corpus, che consente a un individuo in stato d’arresto di cercare la propria liberazione rivolgendosi a un giudice civile. Anzi, l’intero dibattito ha come premessa parecchi malintesi. Primo, l’habeas corpus è un rimedio giuridico civile. Nei precedenti conflitti armati i combattenti nemici stranieri catturati al di fuori degli Stati Uniti non hanno mai avuto il diritto di presentare un ordine di habeas corpus in base alla Costituzione degli Stati Uniti. Pertanto le limitazioni all’habeas corpus non privano, e non possono privare, i combattenti nemici di alcun diritto costituzionale che essi non hanno mai avuto in base al diritto statunitense.

Secondo, come ho spiegato, gli Stati Uniti già forniscono ai combattenti nemici l’opportunità di contestare la legalità del proprio stato di detenzione di fronte a un tribunale civile, facendo appello contro le sentenze dei nostri Tribunali per la Revisione della Posizione dei Combattenti. Questo processo – che va ben oltre ciò che si richiede per i prigionieri di guerra legittimi sia in base al diritto internazionale che a quello nazionale – fornisce la stessa possibilità di accedere al tribunale federale che tali individui rivendicherebbero attraverso l’ordine di habeas corpus.

Sebbene alcuni critici si siano concentrati sulla detenzione, la Legge sulle Commissioni Militari riguarda fondamentalmente il procedimento legale. La legge permette di perseguire i presunti criminali di guerra di fronte a commissioni militari, che sono state utilizzate nei periodi di guerra dagli Stati Uniti e da altri paesi. Per legge, queste commissioni possono essere usate per processare unicamente “combattenti nemici illegittimi”. Questa definizione esclude espressamente i prigionieri di guerra legittimi, ed è chiaramente delineata per includere soltanto quei combattenti illegittimi che hanno intrapreso passi attivi e finalizzati per promuovere le ostilità contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, non coloro che possano fornire un beneficio accidentale o involontario al nemico.

Alcuni hanno contestato innanzitutto il motivo per cui i terroristi dovrebbero essere processati come criminali di guerra. Sebbene la legge di guerra ci consenta di detenere combattenti nemici pericolosi per tutta la durata delle ostilità allo scopo di impedir loro di attaccarci, noi crediamo anche di dover avere la possibilità di portarli di fronte alla giustizia per i loro crimini. Alcuni chiedono, perché allora non processare questi terroristi nei tribunali civili proprio come qualsiasi altro individuo che commette un crimine? Di nuovo, questo punto di vista riflette una fondamentale negazione dell’esistenza e degli aspetti concreti di questo conflitto armato.

Nella Guerra al Terrore i membri di al Qaeda non sono semplicemente criminali comuni. Al Qaeda cerca di impiegare armi di massacro di massa come un mezzo per raggiungere obiettivi politici contro il ruolo sia civile che militare degli Stati Uniti, dell’Europa e dei nostri alleati in tutto il mondo. I suoi membri continuano a lottare contro le nostre Forze Armate su campi di battaglia ovunque nel mondo, e continueranno a farlo finché noi non li fermeremo. I loro crimini non sono nient’altro che crimini di guerra.

In tali circostanze, per centinaia di anni, gli Stati Uniti e altre nazioni hanno utilizzato le commissioni militari – non i tribunali civili – per processare i combattenti nemici. L’Articolo 84 delle Convenzioni di Ginevra prevede che i prigionieri di guerra legittimi debbano essere processati da tribunali militari, non civili. È completamente appropriato che noi continuiamo a fare così, coerentemente con i nostri obblighi previsti sia dal diritto internazionale che da quello nazionale.

Cosa parimenti importante, le commissioni militari sono necessarie perché in molti casi l’utilizzo di tribunali civili semplicemente non sarebbe disponibile o pratico. La raccolta delle prove e il processo d’accusa contro i terroristi pone una serie di difficoltà non associate con il sistema giudiziario civile. Per esempio, i nostri tribunali civili negli Stati Uniti limitano rigorosamente l’introduzione di dichiarazioni “per sentito dire”, cioè l’ammissione come prova di affermazioni di individui non presenti in tribunale. Tuttavia, molte dichiarazioni di cui avremo bisogno per le commissioni militari è probabile che siano di cittadini stranieri che non sono soggetti alla giurisdizione di un tribunale statunitense, o che non potrebbero essere disponibili a causa di necessità militari, incarcerazione, ferite o morte. Pertanto, se noi dobbiamo mettere sotto processo i terroristi, alle commissioni militari deve essere permesso di esaminare un largo spettro di prove, comprese le prove “per sentito dire” laddove queste fossero attendibili. I tribunali internazionali per crimini di guerra, come il Tribunale Internazionale Criminale per l’ex Jugoslavia, hanno analogamente adottato ampie regole di ammissibilità.

Infine, il nostro sistema di giustizia civile prevede regole rigide che governano la raccolta e l’autenticazione delle prove. Ma i campi di battaglia e le case sicure dei terroristi stranieri non somigliano alle tipiche scene del crimine, e non ci si può aspettare che mentre sta combattendo contro il nemico l’esercito degli Stati Uniti raccolga prove come gli agenti di polizia. Di nuovo, così come i tribunali internazionali per i crimini di guerra, le commissioni militari prenderanno in considerazione un ampio spettro di prove – tutte le prove che il giudice militare ritiene essere attendibili e probatorie della colpevolezza o dell’innocenza dell’accusato.

Le tutele offerte dalle commissioni militari

Sebbene le commissioni militari siano oltre che necessarie anche appropriate, consentitemi di sottolineare come esse siano anche luoghi nei quali l’imputato riceverà un processo equo e giusto. Le procedure per le commissioni militari, come quelle dei tribunali internazionali per i crimini di guerra, sono adattate alle circostanze tipiche del tempo di guerra, ma contengono tutte le tutele procedurali che nella comunità internazionale noi consideriamo fondamentali.

Considerate le tutele specifiche offerte dalla legislazione approvata dal Congresso:

  • Il processo stesso sarà presieduto da un giudice militare indipendente, preso tra quegli stessi giudici che presiedono le corti marziali delle truppe statunitensi, e la cui imparzialità è protetta dalla legge.
  • L’imputato sarà presunto innocente se e fin quando l’accusa non proverà la sua colpevolezza aldilà di ogni ragionevole dubbio – il più alto criterio di prova riconosciuto dal diritto statunitense.
  • L’imputato avrà il diritto di esaminare e di replicare a ogni singola prova – comprese le prove segregate – che venga presentata di fronte al giudice di fatto.
  • Anche la comunità mondiale avrà il diritto di vedere le prove e di osservare i procedimenti perché, tranne una piccola eccezione per motivi di sicurezza nazionale, tutti i procedimenti giudiziari saranno aperti e pubblici.
  • La Legge esplicitamente e inequivocabilmente esclude tutte le prove raccolte mediante l’uso della tortura, come previsto dal diritto internazionale e nazionale. Gli Stati Uniti non praticano la tortura, e coerentemente con la nostra legge e la nostra prassi, nessuna prova ottenuta mediante l’uso della tortura verrà ammessa in un procedimento delle commissioni.
  • Per quanto riguarda le dichiarazioni dell’imputato, la legge prevede inoltre che il giudice possa ammettere tale prova solo se egli ritiene che le dichiarazioni siano attendibili e che la loro ammissione serva gli interessi della giustizia. Questa regola segue da vicino la Regola 95 del Tribunale Criminale Internazionale per l’Ex-Jugoslavia e di quello per il Rwanda, che richiedono entrambi un’inchiesta sull’affidabilità delle prove e sul suo impatto sull’integrità delle procedure.
    • La legge non richiede, come alcuni hanno accusato, l’ammissione di prove ottenute con la costrizione. Piuttosto, essa prevede semplicemente che un giudice imparziale decida nelle circostanze se la prova è idonea per essere considerata dal giudice di fatto.
  • In aggiunta a queste tutele durante il processo, la Legge concede ai terroristi condannati molte opportunità di fare appello, sia a un tribunale del riesame militare che a una corte d’appello civile. Anche la Corte Suprema può esercitare la propria giurisdizione per riesaminare i giudizi della commissione. Così come nel contesto detentivo, tale accesso ai nostri tribunali nazionali rappresenta un’altra straordinaria tutela nella storia dei conflitti armati.

L’attuazione delle Convenzioni di Ginevra

Pertanto, la Legge sulle Commissioni Militari insedia commissioni militari in conformità alla legge di guerra, che comprende le Convenzioni di Ginevra. La Legge contiene anche norme critiche per chiarire il significato di quelle Convenzioni.

Io non credo che le Convenzioni di Ginevra siano state stilate con in mente la minaccia di al Qaeda. Gli estensori delle Convenzioni intendevano il conflitto armato come una scelta tra due modelli: conflitti internazionali tra stati-nazione e guerre civili all’interno di un singolo Stato. E la scorsa estate la nostra Corte Suprema ha stabilito che l’Articolo Comune 3 si applica al nostro conflitto con al Qaeda.

L’Articolo Comune 3 ha fatto parte delle Convenzioni di Ginevra sin dal 1949, eppure alcune delle sue clausole, quale la proibizione delle “offese alla dignità personale”, non sono ben definite. Che cosa costituisce un’”offesa alla dignità personale” o un “trattamento umiliante e degradante”? Il diritto internazionale fornisce relativamente pochi precedenti, e la legge preesistente suggeriva che i tribunali potessero raggiungere conclusioni ampiamente diverse. Tuttavia, gli Stati Uniti prendono seriamente i propri obblighi nei confronti del trattato e, infatti, già prima noi abbiamo reso ogni violazione all’Articolo Comune 3 un crimine di guerra. La Legge sulle Commissioni Militari rinforza l’impegno degli Stati Uniti nei confronti di Ginevra, rendendo chiaro il significato dei suoi termini in base al nostro diritto nazionale.

La legge definisce chiaramente nove “gravi violazioni” dell’Articolo Comune 3. Queste includono cose come l’omicidio e la tortura – che erano già tutte illegali in base al diritto statunitense, e nessuna delle quali l’America ha mai condonato. Queste comprendono anche chiare e innegabili offese alla dignità personale, quali lo stupro, l’abuso sessuale e l’esecuzione di esperimenti umani.

Oltre alla base posta da queste clausole, la Legge prevede poi che il Presidente possa emanare delle disposizioni che riguardano la nostra interpretazione delle Convenzioni di Ginevra per comportamenti che si avvicinano molto a una “grave violazione” – per esempio, un comportamento che costituisce un’”offesa alla dignità personale” o un “trattamento umiliante e degradante”. Queste disposizioni saranno pubbliche, e pertanto aperte all’esame del congresso e del pubblico.

Conclusione

Concludo con un richiamo al fatto che la Germania e gli Stati Uniti sono grandi nazioni, ma nessuna riuscirà a sconfiggere il terrorismo senza l’aiuto dell’altra, e senza l’aiuto degli altri amici e alleati. Anche se possono esserci differenze nell’approccio, i nostri obiettivi sono gli stessi. È importante che continuiamo a dialogare, a discutere, a istruire. La nostra amicizia si basa sulla fiducia, e la fiducia si basa sulla comprensione, e la comprensione si basa sulla comunicazione. La Germania e altri paesi europei hanno più esperienza nell’affrontare il terrorismo. Sono certo che ci sono lezioni che noi possiamo imparare da voi. E spero che nelle nostre discussioni anche voi possiate imparare qualcosa.

La Germania e gli Stati Uniti hanno fatto grandi passi avanti nella lotta contro il terrorismo, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Per quelli di noi che lavorano al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ogni giorno è il 12 settembre 2001. Ogni giorno è il giorno dopo. Ogni giorno richiede un rinnovato impegno per combattere e prevenire il terrorismo. E ogni giorno noi guarderemo al Governo tedesco e al popolo tedesco come a nostri partner nel rendere il mondo un posto più sicuro per i nostri figli e per i nostri nipoti.

Grazie.

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