TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Gli Stati Uniti sostengono una nuova generazione di oleodotti e gasdotti in Europa, 17 ottobre 2006
(Bryza, del Dipartimento di Stato, sottolinea l’importante ruolo del Kazakistan nel sistema dei rapporti energetici in Europa)
di Martha Paluch
Giornalista del Washington File
Washington – Gli Stati Uniti sono convinti che l’allargamento della concorrenza, grazie ai nuovi oleodotti e gasdotti commerciali, in particolare nella regione del Caspio, garantiranno efficienza economica e forniture di petrolio e gas naturale più affidabili per l’Europa.
Citando un importante incremento della produzione di petrolio nel Kazakistan come uno fra i tanti esempi dei recenti sviluppi del mercato energetico europeo, Matthew Bryza, vicesegretario di Stato aggiunto con delega agli affari europei ed eurasiatici, ha ribadito il sostegno americano all’estensione della rete di oleodotti e gasdotti nella regione.
Definendo il mercato europeo del gas naturale “disfunzionale”, Bryza ha sottolineato, il 17 ottobre, la necessità di un allargamento della concorrenza, soprattutto attraverso la costruzione di nuovi oleodotti e gasdotti. Bryza ha esposto le sue osservazioni in occasione di una conferenza sponsorizzata dal Centro di studi transatlantici della Scuola di studi internazionali avanzati Johns Hopkins e dal Center for European Policy.
Secondo Bryza, gli Stati Uniti, insieme ad altri Paesi, stanno lavorando con impegno per sviluppare programmi di investimento finalizzati a stimolare un maggior numero di partnership tra settore pubblico e settore privato in Europa e in Eurasia, perché, “in fin dei conti, è una cosa che le aziende private devono fare”. Pertanto, ha detto il rappresentante del Dipartimento di Stato, i progetti sostenuti dai governi “devono essere sensati dal punto di vista commerciale”.
I gasdotti e gli oleodotti sono e sono stati una fonte di grande dibattito politico tra nazioni. Molti Paesi, compresi gli Stati Uniti, ritengono che sia necessaria una maggiore diversificazione nei mercati energetici e cercano di stabilire nuove relazioni tra Stati e investitori privati per incrementare i guadagni economici per tutti i soggetti coinvolti.
Riguardo al coinvolgimento del Kazakistan nell’accordo sull’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc), Bryza lo ha definito “un matrimonio naturale che dovrebbe avvenire con l’Azerbaigian”. L’oleodotto Btc, lungo 1.600 chilometri e costato 3,9 miliardi di dollari, è stato inaugurato il 13 luglio e trasporterà petrolio dall’Azerbaigian alla costa mediterranea della Turchia, passando attraverso la Georgia. (Ved. articolo relativo.)
Il 16 giugno, il Kazakistan e l’Azerbaigian hanno raggiunto un accordo per facilitare il trasporto del petrolio kazako attraverso il Mar Caspio, per collegarsi all’oleodotto Btc. La recente partecipazione del Kazakistan nel progetto dell’oleodotto Btc “dimostra che questo progetto ha avuto successo perché è sensato dal punto di vista commerciale”, ha detto Bryza nel corso di una chat online della Usinfo, il 29 giugno. “Le leggi del mercato possono contare molto di più delle preferenze politiche dei singoli Paesi”. (Ved. articolo relativo .)
Con i progetti futuri per collegare le linee di trasporto del petrolio e del gas naturale del Kazakistan all’oleodotto Btc, i Paesi della regione cominciano a disporre di un ventaglio di opportunità sempre maggiore per le loro esportazioni, ha detto Steven Mann, primo vicesegretario aggiunto del Dipartimento di Stato per gli affari dell’Asia meridionale e centrale, nel corso di un’audizione alla sottocommissione Relazioni internazionali della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, il 25 luglio. (Ved. articolo relativo.)
“La nostra politica in materia di oleodotti – una politica antimonopolistica – sta cambiando il panorama della regione eurasiatica in modo significativo e bene accetto”, ha detto Mann.
Durante gli anni 90, diversi Paesi del bacino del Mar Caspio, tra i quali il Kazakistan, hanno messo in campo sforzi per sviluppare le loro riserve di petrolio e gas naturale costruendo partnership con compagnie energetiche internazionali. Questi Paesi, tuttavia, rimangono largamente dipendenti da oleodotti e gasdotti di era sovietica, controllati dalla Russia, per trasportare queste risorse ai mercati globali.
Gli Stati Uniti hanno sostenuto gli sforzi da parte di queste compagnie e dei governi per aiutare la regione a raggiungere una maggiore indipendenza economica aumentando le possibilità di esportazione attraverso un corridoio energetico regionale da est a ovest composto da più oleodotti e gasdotti.
Alla conferenza del 17 ottobre, Bryza ha detto che dovrebbe essere compito dei governi aiutare a sincronizzare gli investimenti in questi progetti. Bryza ha inoltre descritto il modo in cui la collaborazione tra pubblico e privato nei progetti di oleodotti e gasdotti potrebbe portare non soltanto maggiore efficienza dal punto di vista commerciale, ma anche garantire all’Europa maggiore forza contrattuale nei negoziati con la Russia sulla politica energetica.
Gli Stati Uniti, ha detto Bryza, sperano che “la Gazprom venga costretta a cambiare il suo modo di fare affari” in seguito ai cambiamenti intervenuti nel mercato. La Gazprom è l’azienda monopolistica pubblica che gestisce il gas naturale russo. A gennaio, la Gazprom ha bloccato le vendite di gas all’Ucraina a seguito di una disputa sui prezzi, e ha cominciato a ridurre la pressione nelle condutture sulle quali passano anche importanti forniture energetiche per l’Europa occidentale.
La Gazprom aveva imposto all’Ucraina la scadenza del 1° gennaio per accettare di pagare una tariffa quadrupla a quella pagata precedentemente per il gas russo, una cifra più vicina al prezzo di mercato del gas. All’epoca, il Dipartimento di Stato disse che gli Stati Uniti erano a favore dell’adozione di prezzi più vicini a quelli di mercato, ma che ritenevano che incrementi di prezzo considerevoli dovessero essere applicati con gradualità. (Ved. articolo relativo.)
Bryza, nelle sue osservazioni, ha spezzato anche una lancia a favore dell’espansione del Caspian Pipeline Consortium (Cpc), in quanto strumento per aggirare i problemi di trasporto dell’energia rappresentati dai limiti naturali della quantità di petrolio che può transitare attraverso lo Stretto del Bosforo e lo Stretto dei Dardanelli per raggiungere i mercati dell’Europa occidentale. L’oleodotto Cpc collega le riserve del Kazakistan occidentale con il Mar Nero, garantendo l’accesso ai mercati mondiali.
Bryza ha anche riconosciuto che il progetto dell’ “oleodotto paneuropeo” – un oleodotto lungo 1.319 chilometri da Costanza, in Romania, fino a Trieste, in Italia, passando per la Serbia e la Croazia, con l’obbiettivo di aggirare l’area ecologicamente vulnerabile dei due stretti, quello del Bosforo e quello dei Dardanelli, e trasportare in Europa il petrolio russo e quello del Caspio – è una delle tante idee per risolvere il problema del trasporto dell’energia.
Citando tre diversi studi di fattibilità finanziati dall’Agenzia statunitense per il commercio e lo sviluppo per valutare altri progetti di oleodotti e gasdotti in Europa e in Eurasia, Bryza ha fatto presente che l’aumento della produzione petrolifera in Kazakistan e in altre zone della regione del Caspio imporrà la costruzione di almeno uno di questi oleodotti. Bryza ha detto che a decidere quale oleodotto sarà in grado di sfruttare il prossimo grande incremento del petrolio prodotto nella regione del Caspio sarà l’attrattiva per gli investitori di ognuna di queste partnership pubblico-privato.
Bryza ha preso parte a una chat online sulla cooperazione fra Stati Uniti ed Europa nel campo energetico il 29 giugno. Una trascrizione di questa chat è disponibile sulla Webchat Station.
Per ulteriori informazioni sulla politica statunitense, ved. Caucasus.