11 Ottobre 2001
Qual è la posta in gioco nella campagna contro il terrorismo, 11 ottobre 2001
di William P. Pope
Chargé d’Affaires
Ambasciata degli Stati Uniti d'America, Roma
Oggi ricorre un mese dai tragici attacchi terroristici sul suolo americano. E’ il momento del ricordo e della preghiera per le migliaia di persone che hanno perso la vita l’11 settembre, per le loro famiglie e i loro amici.
E’ nostro dovere verso le migliaia di vittime, provenienti da circa ottanta paesi, e i loro familiari, assicurare che simili tragedie non si ripetano mai più. Desidero perció soffermarmi sui motivi che ci hanno spinto ad intraprendere questa campagna globale contro chi ha deliberatamente ucciso persone innocenti.
Questa è una battaglia che oppone la libertà alla paura, la tolleranza all’intolleranza, la giustizia all’ingiustizia. Sono in gioco i nostri valori più sacri. Come ha detto il Presidente Bush, "I terroristi uccidono non solo per cancellare vite umane, ma per sconvolgere e porre fine al nostro stile di vita. … I terroristi odiano le nostre libertà, quella religiosa, di parola, di voto e di associazione, e soprattutto la nostra libertà di esprimere il dissenso".
Il Presidente Bush ha messo insieme una coalizione internazionale per distruggere il terrorismo alle sue radici e per assicurare alla giustizia i responsabili di atti terroristici. Non sarà una lotta facile né breve. Sarà necessaria una lunga campagna, ad ampio raggio e in diverse direzioni, che utilizzi tutti gli strumenti di persuasione a livello nazionale ed internazionale, come la diplomazia, l’intelligence, le forze dell’ordine, nonché gli strumenti finanziari e militari. Intendiamo inoltre fornire cibo, medicine e altri tipi di assistenza umanitaria a chi ne ha bisogno.
L’Italia ha un ruolo importante in questa coalizione. Il vostro governo ha promesso di appoggiare senza riserve la nostra lotta comune. Insieme, ci stiamo muovendo sul piano globale per snidare i terroristi, le loro reti, i loro nascondigli e sistemi di comunicazione, chi li appoggia, li finanzia e li arruola. Dobbiamo inoltre contrastare i loro messaggi pieni di odio e di incitamento alla violenza.
Gli americani, come gli italiani, sono un popolo generoso, ma non abbiamo alcuna pietà per i terroristi o per chi offre loro protezione o assistenza. Nutriamo tuttavia grande compassione per i milioni di persone che in tutto il mondo soffrono la fame o sono vittime dell’odio, compreso naturalmente il popolo Afghano.
Mentre l’11 settembre i terroristi uccidevano migliaia di innocenti nel nostro paese, gli Stati Uniti distribuivano aiuti alimentari e umanitari alla popolazione afghana sofferente. I Talebani non hanno fatto nulla per affrontare la grave crisi umanitaria in Afghanistan, ma lo hanno fatto gli Stati Uniti e la comunità internazionale. Nel corso degli ultimi anni, milioni di afghani hanno abbandonato la loro terra per sfuggire alla grande miseria e fame, che sono state il risultato del cattivo uso da parte del regime talebano delle risorse del paese, e che la siccità ha reso ancora più drammatiche.
Gli Stati Uniti sono stati, e sono ancora, il maggior donatore di aiuti umanitari agli afghani, sia all’interno del paese sia nei campi profughi. Il 4 ottobre scorso il Presidente Bush ha annunciato uno stanziamento aggiuntivo di 320 milioni di dollari in cibo, medicinali ed altri aiuti umanitari alla popolazione afghana. Questo contributo va ad aggiungersi ai circa 184 milioni di dollari che gli Stati Uniti hanno già devoluto.
Come lo statista inglese Edmund Burke ha detto una volta, ‘Per far trionfare il male basta che gli uomini buoni non facciano nulla.’ L’ America e i suoi alleati stanno utilizzando ogni strumento, compreso quello militare, per contrastare questo male. Non ci fermeremo fino a quando non avremo liquidato in modo risolutivo la questione con Osama bin Laden ad i suoi complici. Ma siamo anche consapevoli che non potremo mai eliminare il male dal mondo se non ci adoperiamo per sostituirlo con il bene. E, insieme con i nostri alleati italiani, siamo impegnati a fare anche questo.