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   HIV/AIDS
    
Dr. Mark R. Dybul, Acting U.S. Global AIDS Coordinator (DoS).

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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Il virus HIV può nascondersi nei tessuti e sfuggire alle terapie, conclude una ricerca, 31 luglio 2006

(Due studi suggeriscono nuovi sistemi per debellare l’infezione HIV)

Washington – A quanto scoperto dagli scienziati, il virus HIV è in grado di nascondersi nelle parti più profonde dei tessuti umani e sfuggire all’azione dei farmaci che cercano di ripristinare il sistema immunitario.

A condurre lo studio sono stati i ricercatori dell’Università Davis della California (UC Davis), con il sostegno offerto dai National Institutes of Health (NIH). Le conclusioni sono riportate nel numero di agosto del Journal of Virology

Tenendo sotto osservazione per tre anni dei pazienti che convivono con l’HIV/AIDS, i ricercatori hanno scoperto che il virus può sopravvivere ai tentativi di distruggerlo nascondendosi nei tessuti mucosi che si trovano lungo l’intestino, e continuando a sopprimere il sistema immunitario del paziente, anche nel caso in cui sia in corso un regime di trattamento farmacologico.

“La vera battaglia tra il virus e gli individui esposti si verifica nell’intestino immediatamente dopo l’infezione virale,” afferma Satya Dandekar, autrice responsabile dello studio e titolare della cattedra del dipartimento di microbiologia molecolare alla UC Davis. “Dobbiamo cercare di focalizzare i nostri sforzi su un miglioramento del trattamento della mucosa intestinale [la membrana mucosa che si estende lungo il canale alimentare, dalla bocca all’ano] dove avviene una massiccia distruzione di cellule immunitarie.”

Precedenti ricerche hanno dimostrato che il tessuto linfoide contribuisce in modo significativo alla risposta immunitaria del corpo e alla sua capacità di combattere il virus HIV. La Dandekar afferma che queste nuove scoperte evidenziano quanto sia importante trovare dei sistemi per proteggere la funzione del tessuto linfoide.

Le scoperte presentate nel Journal of Virology hanno dimostrato che l’infiammazione dell’intestino distruggeva le funzioni del tessuto, e portava alla morte delle cellule. A quanto suggeriscono i ricercatori, prevenire l’infiammazione è cruciale per preservare la risposta immunitaria nell’intestino.  I farmaci anti-infiammatori possono essere utili, suggeriscono i ricercatori, e potrebbero migliorare l’efficacia del trattamento HAART (Highly Active Anti-Retroviral Therapy).

Sembra che un altro fattore in grado di prevenire l’infiammazione e mettere il sistema immunitario della mucosa intestinale in grado di svolgere meglio il suo compito sia il precoce avvio di una terapia anti-retrovirale altamente attiva – o HAART –. Per i pazienti HIV-positivi che avevano iniziato la cura farmacologica a non più di qualche settimana dall’esposizione iniziale al virus gli esiti sono stati molto migliori, rispetto a quelli ottenuti da quanti risultavano affetti dal virus da più di un anno.

“Continuiamo a riscontrare come sia più facile ottenere il ripristino della funzione immunitaria quando la terapia viene iniziata presto,” ha detto il gastroenterologo Thomas Prindiville, uno dei co-autori dello studio.  “Se si è in grado di ripristinare la risposta immunitaria dell’intestino, aumenteranno le possibilità che il paziente sia in grado di liberarsi del virus.”

PROTEINE CHE COMBATTONO LA MALATTIA

In base a quanto scoperto da un secondo studio recentemente apparso nelle pubblicazioni scientifiche di medicina, alcune risposte funzionali a sconfiggere lo HIV/AIDS possono venire dagli stessi sistemi immunitari del corpo.

In precedenza, nel 2006, dei ricercatori della School of Medicine-Northwest dell’Università dell’Indiana avevano identificato una proteina prodotta dal corpo stesso che funziona come prima linea di difesa contro le infezioni batteriche.

Nel numero del 28 luglio del Journal of Biological Chemistry, Roman Dziarsky e Dipika Gupta sostengono che queste proteine, chiamate PGLYRP (ovvero Peptidoglycan Recognition Proteins), potrebbero essere utilizzate per sviluppare terapie mediche capaci di potenziare la consueta risposta ai batteri, che nella persona affetta da HIV risulta deteriorata. È una strategia che potrebbe contribuire ad aiutare le persone che convivono con l’HIV/AIDS, suggeriscono i ricercatori, ma anche persone che soffrono di altre malattie che danneggiano il sistema immunitario.

Molte parti del corpo producono queste proteine capaci di combattere i batteri, a quanto riferiscono i ricercatori dell’Indiana University. Nelle persone sane, queste proteine costituiscono una difesa e prevengono facilmente le infezioni batteriche. Sembra inoltre che le PGLYRP rappresentino la “prima risposta” del sistema all’inizio dell’infezione, visto che si mettono in azione prima che risponda il sistema immunitario principale.

Per informazioni sulla politica USA in merito, vedi HIV/AIDS.

 

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