TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
La Nato assume il controllo di alcune province chiave nell’Afghanistan meridionale, 29 luglio 2006
(L’alleanza progetta di estendere le operazioni a tutto il territorio nazionale entro la fine dell’anno)
di Vince Crawley
Giornalista del Washington File
Il generale statunitense James Jones, comandante operativo in capo della Nato, dovrebbe diramare il 31 luglio l’ordine formale di inizio delle operazioni in quattro province chiave dell’Afghanistan meridionale, tra cui Kandahar.
“La Nato aiuterà il governo dell’Afghanistan a garantire la sicurezza su un’area corrispondente approssimativamente al 75 per cento del territorio nazionale”, hanno detto alcuni funzionari della Nato in un comunicato stampa diffuso il 28 luglio dal quartier generale dell’alleanza a Bruxelles, in Belgio. Le forze Nato assumeranno il comando dei Prt (Provincial Reconstruction Teams, Squadre di ricostruzione provinciali) nelle province di Helmand, Kandahar, Uruzgan e Zabul, portando a 13 il numero complessivo dei Prt sotto controllo Nato.
L’estensione delle operazioni è stata approvata formalmente il 28 luglio a Bruxelles dal Consiglio atlantico, l’organo direttivo della Nato.
Le forze della Nato hanno già il comando delle operazioni militari multinazionali in gran parte dell’Afghanistan settentrionale e nordoccidentale. Con l’ordine di attivazione che verrà diramato da Jones, il numero di soldati sotto comando Nato salirà da 10.500 a circa 18.000. Quasi tutti questi soldati hanno già operato in Afghanistan nel quadro della coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti, che alla fine del 2001 rimosse dal potere il regime dei Talebani.
Il tenente generale David J. Richards, dell’esercito britannico, comandante dell’Isaf (International Security Assistance Force, la forza Nato dislocata in Afghanistan) ha detto ai giornalisti a Kabul, il 29 luglio, che si aspetta un miglioramento della situazione della sicurezza in Afghanistan entro i prossimi 3-6 mesi. L’Isaf, ha detto Richards, dovrebbe estendere le sue operazioni entro la fine dell’anno anche alle province orientali, e a quel punto la Nato sarà operativa in tutto il Paese.
Le province orientali includono quelle pericolose zone di frontiera dove si è concentrato quel che rimane dei Talebani, cercando rifugio fra quelle tribù che diffidano di qualsiasi influenza governativa esterna.
Secondo i resoconti dei media, Richards ha detto di attendersi che le operazioni della Nato servano a mantenere la pressione sui combattenti che si oppongono al governo eletto e ad assistere il governo afghano nella lotta contro il traffico di oppio, che rifornisce di droga gran parte dell’Europa.
Le forze della Nato hanno anche in programma di promuovere lo sviluppo e la ricostruzione, per fare in modo che i cittadini afghani capiscano che il successo o l’insuccesso del loro governo, guidato dal presidente Hamid Karzai, è qualcosa che riguarda anche loro.
La missione in Afghanistan è considerata importantissima, sia dalla Nato che dalla comunità internazionale. Ventisei sono le nazioni che fanno parte dell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord (cioè la Nato), ma sono almeno 37 i Paesi che hanno inviato forze militari per aiutare l’esercito e la polizia afghani ad assumere il controllo del loro Paese, sottraendolo a un mix violento di terroristi, militanti religiosi, signori della guerra locali e trafficanti di droga.
Se il mondo abbandonerà l’Afghanistan, “torneremo esattamente alla situazione in cui eravamo il 10 settembre 2001”, ha detto un portavoce dell’esercito statunitense il 28 luglio, secondo un articolo del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. L’ex governo dei Talebani in Afghanistan offriva riparo alla rete terroristica di al-Qa‘ida, responsabile degli attacchi contro gli Stati Uniti dell’11 settembre 2001.
L’Afghanistan ha un’importanza fondamentale, sia come missione strategica che come terreno di prova per la Nato e la comunità internazionale per una cooperazione in una situazione globale complessa e pericolosa, ha detto Victoria Nuland, ambasciatrice americana presso la Nato, in un’intervista al Washington File a luglio.
“Sul versante delle operazioni militari, le missioni numero uno, numero due, numero tre, fino alla numero sei, riguardano l’Afghanistan”, ha detto la Nuland, aggiungendo che probabilmente la questione afghana sarà al centro del vertice della Nato in programma a novembre a Riga, in Lettonia.
Il segretario generale della Nato, l’olandese Jaap de Hoop Scheffer, ha detto, durante una visita in Afghanistan il 20 e 21 luglio, che la comunità internazionale deve dedicare maggiore attenzione a questo Paese, aggiungendo che non può esserci sicurezza duratura senza sviluppo.
“Ritengo che la comunità internazionale possa dedicare maggiore attenzione di quanto non faccia in questo momento”, ha detto de Hoop Scheffer. “È assolutamente fondamentale che ci sia la massima attenzione politica”.
In Afghanistan rimangono ancora oltre 18.000 soldati statunitensi. Alcuni passeranno sotto il comando Nato, mentre altri resteranno agli ordini del Comando forze combinate-Afghanistan, la coalizione guidata dagli americani che conduce le operazioni militari contro i gruppi militanti.