TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Donne giudice afgane seguono corsi di formazione legale negli Stati Uniti, 22 giugno 2006
(I giudici hanno mostrato vivo interesse per il sistema giudiziario americano)
Di Carolee Walker
Redattrice del Washington File
Washington - La fiducia nel sistema giudiziario afgano è scarsa, ha affermato il 22 giugno una delle donne giudice afgane nel corso di una tavola rotonda presso il Dipartimento di Stato sul ruolo delle donne nel sistema giudiziario afgano.
“Le persone che compongono il sistema legale afgano hanno bisogno di una formazione specifica che consenta loro di poter quanto meno apprendere il sistema legale”, ha affermato il giudice. “Altrimenti non ci può essere fiducia”.
Le donne giudice, se si eccettua il periodo di regime talebano dal 1994 al 2001, svolgono il loro lavoro nei tribunali di Kabul da vent’anni, e risiederanno per tre settimane negli Stati Uniti per partecipare al programma per le donne giudice. Il programma, promosso dall’Ufficio responsabile per il controllo internazionale delle droghe e l’applicazione della legge (State Department’s Bureau of International Narcotics and Law Enforcement Affairs - INL) insieme all’Associazione internazionale delle donne giudice (International Association of Women Judges), prevede un soggiorno di tre settimane nel Vermont e a Washington per assistere alle udienze dei tribunali americani e per partecipare a corsi specificamente concepiti. Il programma di formazione legale è iniziato nel 2004. Nel 2005, a Kabul, un progetto promosso dall’INL ha reso consapevoli le ragazze afgane sui loro diritti.
Le donne giudice afgane hanno assistito a sedute della Suprema Corte di Washington e hanno mostrato particolare interesse per le istruzioni impartite dai giudici americani ai giurati nel corso di un procedimento penale.
PREOCCUPAZIONI LEGATE ALLA SICUREZZA
In Afganistan non esistono giurie. I giudici deliberano le sentenze dopo aver esaminato centinaia di pagine di prove e di capi di accusa. I giudici affermano che le sentenze sono scritte a mano, spesso in condizioni di scarsa illuminazione dovuta alla limitata fornitura di energia elettrica. I giudici temono per la loro vita perché nei processi le parti in causa spesso nutrono forti risentimenti.
“Come giudici non ci sentiamo protetti”, ha detto durante la tavola rotonda una di loro. “La nostra sicurezza non è presa in considerazione”.
Ci dicono che una parte del problema è che la polizia e i militari stanno ancora imparando il sistema legale e gli afgani stessi raramente comprendono bene le leggi o le conseguenze derivanti dalla loro violazione.
“I tribunali, la polizia, i procuratori distrettuali lavorano senza sosta per contrastare il traffico di stupefacenti in Afganistan”, ha detto un giudice, ma, in misura sempre maggiore, le persone arrestate sono in realtà vittime di un problema più vasto.
“Quelli che vengono arrestati non sono i signori della droga e spesso le persone che vengono prese si rivelano le vere vittime perché non conoscono le conseguenze che derivano dalle loro azioni e il più delle volte non sanno neanche per chi lavorano” ha aggiunto il giudice.
Secondo i giudici in Afganistan l’industria della droga è quasi sempre l’unico lavoro disponibile. Se aumentassero le opportunità di lavoro e ci fosse più consapevolezza delle leggi, hanno aggiunto, la situazione sarebbe migliore.
LA SFIDA DELLE INFRASTRUTTURE
Lo stato di degrado delle strutture che ospitano i tribunali riflettono le condizioni fatiscenti delle infrastrutture del paese, hanno detto i giudici. “Non disponiamo di beni fondamentali come l’acqua e l’elettricità”.
La maggior parte dei tribunali, per esempio, non sono collocati in edifici separati ma condividono lo spazio con altre istituzioni. Inoltre i giudici il più delle volte non dispongono di scrivanie e sono quindi costretti a portare sempre con sé i loro incartamenti. In questi edifici non ci sono bagni per donne e quindi i giudici donne per usufruirne devono attendere il momento in cui non ci sono uomini. Nei tribunali costantemente affollati, i giudici in attesa dei loro procedimenti molte volte si ritrovano seduti a fianco degli imputati. I giudici hanno detto che a causa della scarsa disponibilità di energia elettrica i corridoi sono sempre al buio
“I corridoi sono talmente bui che non si riescono a distinguere le persone che si avvicinano”, ha raccontato un giudice.
VIVERE L’ESPERIENZA AMERICANA
A Brattleboro nel Vermont, dove i giudici sono stati ospitati da famiglie americane, le donne hanno assistito ai processi e hanno incontrato i colleghi americani per discutere di questioni inerenti le donne e il settore giudiziario. I giudici hanno partecipato a un programma di formazione della durata di una settimana che si è svolto presso il Vermont Judicial College all’interno del Middlebury College’s Bread Loaf School of English ai piedi del Monte Bread Loaf.
“Queste donne sono molto coraggiose”, ha detto Julie Peterson del Rural Women Leadership Institute nel Vermont, che ha coordinato sul posto il soggiorno dei giudici.
“Abbiamo imparato da loro almeno tanto quanto loro hanno imparato da noi”.
“Ogni volta che incontro le leader delle donne afgane in visita negli Stati Uniti, provo grande rispetto per queste donne coraggiose che, in così tanti casi, hanno tenacemente continuato a insegnare ai bambini o a fornire assistenza medica di base ai membri della loro comunità nonostante le enormi restrizioni imposte dallo spietato regime talebano”, ha affermato l’ambasciatore Steven E. Steiner che ha presieduto la tavola rotonda in veste di coordinatore anziano del Dipartimento di Stato sulle questioni legate alle donne.
“Gli Stati Uniti proseguono nel loro fermo impegno a sostegno dell’Afganistan nel suo importante percorso verso una democrazia forte dove tutti i cittadini possano godere di uguali diritti e aspirare al benessere economico”, ha detto Steiner.
“Porterò con me la collaborazione, l’ospitalità e la sincera gentilezza degli americani,” ha detto uno dei giudici durante la tavola rotonda. “Non ci siamo mai sentite a disagio o in difficoltà. Non ho neanche avvertito la lontananza dalla mia famiglia”.
Per ulteriori informazioni sull’impegno USA per l’Afganistan, vedi, Rebuilding Afghanistan e Afghan Women.