AMBASSADOR SPOGLI'S REMARKS
IPR JUDICIAL CONFERENCE
Montecatini, Tuscany
May 22, 2006
Buon giorno, benvenuti
Mi perdoneranno i partecipanti americani ma, ispirato dall’aria Toscana, terra di Dante, mi permetterò di parlare in Italiano.
Innanzi tutto desidero ringraziare voi tutti per avere voluto essere qui oggi. Raramente ho avuto modo di riscontrare una partecipazione di così alto profilo per un seminario della durata di tre giorni. È chiaro che vi è grande interesse per la questione che andremo a trattare. Alcuni di voi hanno trasvolato l’Atlantico per arrivare qui. Altri……forse mettendoci altrettanto tempo…..ci hanno raggiunto da tutte le parti d’Italia.
Il nostro workshop annuale sul tema degli aspetti penali della pirateria è arrivato alla sua quarta edizione, e sta diventando ….l’ampia partecipazione ne è conferma…. un appuntamento fisso nell’agenda degli addetti ai lavori.
Grazie anche al sostegno delle associazioni antipirateria quali BSA, FAPAV, FIMI e IACC, questi workshop hanno coinvolto oltre cento diversi partecipanti tra magistratura, forze dell’ordine, rappresentanti delle istituzioni governative, sia italiani che americani. Lo scambio di esperienze che un workshop di questo genere permette è certamente superiore a quello di un normale convegno. La possibilità di approfondire i temi trattati, e le relazioni che si stabiliscono, sono fondamentali per la nostra collaborazione.
Sono al corrente del fatto che tra partecipanti di passate edizioni si sono stabiliti rapporti duraturi con scambio di informazioni ed opinioni. Ed anche che, sia tramite l’ambasciata, sia per iniziative indipendenti, vi sono stati numerosi scambi di visite con partecipanti Americani che sono tornati in Italia, e partecipanti italiani che si sono recati negli Stati Uniti. È naturale che i nostri due sistemi siano diversi e che è difficile trasporre tout-court procedure estranee alla propria realtà. Spero però che la collaborazione e le idee migliori che emergeranno potranno essere recepite ed in qualche modo adottate sia da noi che da voi.
È ormai noto a tutti come la difesa della proprietà intellettuale stia a cuore agli Stati Uniti. Le idee sono la nostra maggior ricchezza ed il nostro maggior export. Ma è altrettanto chiaro che abbiamo superato la fase in cui si credeva che la protezione del copyright, dei marchi e dei brevetti, fosse una questione che riguardasse solo gli Stati Uniti. Credo sia ormai evidente a tutti che la difesa vigorosa della proprietà intellettuale è nell’interesse di tutto il mondo occidentale, Italia in testa.
Gli addetti ai lavori che interverranno nel corso delle sessioni forniranno dati molto più precisi, ma quando si incomincia a parlare…..per quanto riguarda l’Italia…..di un danno alle aziende legittime – italiane ed estere - intorno a cinque miliardi di EURO l’anno, di una perdita di posti di lavoro intorno alle 40,000 unità (una città di medie dimensioni), di un danno all’erario pari all ’ otto percento del gettito IRPEF - stime del Ministero delle Attività Produttive - bene….allora è chiaro che è assolutamente necessario agire subito per arginare il fenomeno.
L’Italia è stata nuovamente inclusa nella “301 review” dell’USTR – il Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti (un po’ il nostro Ministro per il Commercio con l’Estero). La 301, che altri spiegheranno in maniera più approfondita, è una legge che richiede allo USTR di valutare il livello di protezione della proprietà intellettuale all’estero. L’inserimento di un paese nella 301 può in certi casi portare a sanzioni economiche verso tale paese.
La 301 prevede vari livelli di attenzione: la Watch List, il livello dove è inserita l’Italia, è una categoria intermedia che indica seria preoccupazione, ma anche il fatto che il paese presta attenzione al problema. Infatti, prima dell’approvazione della legge antipirateria nel 2000, l’Italia era inserita ad un livello di attenzione più alto, la Priority Watch List, e siamo stati veramente vicini alla decisione di applicare sanzioni commerciali.
Però nonostante la legge del 2000, e tutte le successive leggi e norme atte ad una maggior protezione della proprietà intellettuale da allora emanate, vi sono ancora molti progressi da fare nel contrasto reale a tale fenomeno. Infatti, siamo molto preoccupati dal fatto che il furto della proprietà intellettuale è ancora largamente considerato una violazione minore ed anche forse un ammortizzatore sociale.
Ciò è sbagliato!!
Per due fondamentali ragioni, e a prescindere dal puro danno economico alle aziende. La prima concerne il fatto che è ormai provato, e credo che sarà oggetto di dibattito oggi e nei prossimi giorni, che la pirateria è largamente nelle mani della criminalità organizzata che trae profitti eguali e forse superiori, ma con molto meno rischio, rispetto ad attività quali lo spaccio di droga e la vendita di sigarette di contrabbando. In più, vi sono tutte le ricadute socio-economiche relative all’immigrazione clandestina, all’evasione fiscale, al lavoro nero.
L’altro aspetto sul quale voglio spendere qualche parola in più, perché è quello meno evidente ma forse ancora più importante per una società moderna quale è l’Italia, riguarda la credibilità del sistema economico Italiano in generale. Concedetemi qualche minuto….
Sono Ambasciatore in Italia da circa nove mesi e da quando sono qui vado ripetendo sino alla noia che la nostra partnership è una delle più forti che gli Stati Uniti abbiano al mondo, è ciò non cambierà con il nuovo governo perché la nostra relazione ricava la sua forza da legami condivisi di cultura, storia, sistemi di governo democratico ed economie di mercato.
Un’Italia forte politicamente ed economicamente è nell’interesse di tutto il mondo occidentale, Stati Uniti per primi, perché ciò permetterà a questo paese di continuare ad essere un “leader” importante nello scacchiere internazionale e di accrescere il proprio ruolo nel condiviso obiettivo di promuovere la pace e la prosperità in tutto il mondo.
Detto questo però, e nonostante l'Italia sia una delle maggiori economie occidentali, la relazione economica tra i nostri paesi non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale, che è enorme!! L’Italia è solamente l'undicesimo partner commerciale degli Stati Uniti, con scambi bilaterali pari a 35,2 miliardi di dollari. Nel 2003 le società americane hanno investito in Italia solo 3,5 miliardi di dollari.
Per inquadrare questo dato nella giusta prospettiva, desidero far notare che si tratta di poco più di un terzo di quello che nel corso dello stesso anno le società USA hanno investito in Irlanda (un paese di soli quattro milioni di abitanti con un’economia dodici volte più piccola).
Uno dei motivi di ciò, anche se non certamente il solo, è proprio la sfiducia in un sistema che non protegge adeguatamente un bene così fondamentale nell’era moderna quale la proprietà intellettuale che è il risultato di idee, investimenti, ricerca e sviluppo.
Posso capire che il consumatore medio non percepisce la pirateria come una questione importante, visto che nessuno appare leso gravemente dalla vendita di un CD pirata, ed anzi si risparmia pure qualcosa. Cito a memoria un recente sondaggio che ha rivelato che il 20 per cento dei consumatori italiani ammettono di comprare beni contraffatti. Ma chi ha una visione di sistema non può non capire che la mancanza di un'adeguata protezione dei diritti di proprietà intellettuale è un disincentivo per chi vorrebbe investire e fare impresa in Italia. Solo a titolo di esempio, ma se ne possono fare tanti altri, quale beneficio può ricavare un imprenditore straniero da un investimento in ricerca e sviluppo se poi non dispone degli strumenti per proteggere il proprio investimento?
Credetemi, per un investitore americano, una adeguata protezione della proprietà industriale è indice della credibilità complessiva di un paese. Quale credibilità credete possa avere un paese che non protegge non solo la proprietà intellettuale altrui, ma neanche la propria? Desideriamo perciò lavorare con l’industria, il governo, la magistratura, le forze dell’ordine, al fine di diffondere il più possibile il concetto dell ’ importanza dei diritti di proprietà intellettuale. E,. di conseguenza, anche assicurare che adeguate e severe sanzioni penali siano applicate ai reati di pirateria più gravi.
Ma non solo….vogliamo operare insieme all'Italia per convincere altri paesi come ad esempio la Cina a porre freno alla produzione di beni falsi. Dopotutto, per ogni fabbrica cinese che confeziona finti jeans Levi's o scarpe Nike, ce n'è un'altra che produce finti occhiali da sole Armani e borse Prada. La legalità è la base della prosperità, del libero scambio e, più in generale della democrazia.
Questo seminario, quasi casualmente, si svolge proprio al momento della formazione del governo che guiderà questo paese per i prossimi anni. Uno degli obiettivi che proporrei ai partecipanti è quello di immaginare, naturalmente nello spirito di informalità più totale del workshop, quali azioni potrebbe intraprendere il nuovo esecutivo per elevare il livello di attenzione al problema. Da parte nostra desideriamo continuare, e possibilmente espandere, la collaborazione istituita dall’accordo stipulato tra Italia e Stati Uniti nel giugno 2003 che troverete nella vostra cartella.
Mi fermo qui e vi auguro buon lavoro. Non prima però di aver ulteriormente sottolineato….qualora ve ne fosse ancora bisogno….quanto questo tema mi stia a cuore, e non soltanto per l’aspetto commerciale più immediato che, naturalmente, è di fondamentale importanza, bensì per il più ampio contesto di legalità e credibilità necessario all’Italia (che è anche un pò il mio paese, essendo io originario di Gubbio) per divenire una grande e solida economia del XXI secolo.
Grazie.