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   Iraq
    
Il Presidente George W. Bush

Il Presidente George W. Bush

TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE  

Bush dichiara che gli Stati Uniti manterranno le forze militari in Iraq fino al conseguimento della vittoria, 30 novembre 2005  

(Definisce vittoria il momento in cui le forze irachene saranno in grado di provvedere alla propria sicurezza)  

Gli Stati Uniti per conseguire la vittoria in Iraq dispongono di una strategia “flessibile e dinamica” e manterranno le forze militari nel paese fino a che non otterranno la vittoria, afferma il Presidente Bush.

  Secondo il Presidente si potrà parlare di vittoria solo quando le forze irachene saranno in grado di salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini dai terroristi e dai ribelli che minacciano la strada verso la democrazia.   In un discorso pronunciato presso l’Accademia Navale degli Stati Uniti ad Annapolis in Maryland, Bush ha detto che la strategia comprende tre elementi – quello politico, quello economico e riguardante la sicurezza - e prevede di aiutare gli iracheni a costruire istituzioni democratiche che coinvolgano tutte le parti, a ricostruire le infrastrutture, a riformare l’economia e a sviluppare forze di sicurezza “in grado di assumersi la responsabilità della salvaguardia dei propri cittadini senza l’aiuto di paesi stranieri”.   (Vedi articolo correlato.)  

Il nemico, ha dichiarato Bush, è una combinazione di cittadini comuni, soprattutto dei sunniti scontenti per la perdita della loro posizione di dominio a causa della trasformazione democratica, di lealisti del vecchio regime di Saddam Hussein che tentano di tornare al potere e di terroristi legati direttamente o indirettamente al gruppo terroristico al-Qaida.

Il Presidente si è detto convinto che il primo e più numeroso gruppo, quello del fronte del rifiuto, possa essere col tempo persuaso ad appoggiare un governo democratico federale abbastanza forte da proteggere i diritti delle minoranze. I Saddamisti, ha aggiunto Bush, non godono dell’appoggio popolare e possono quindi essere isolati e sconfitti.

I terroristi, ha continuato il presidente, sono stranieri giunti in Iraq dall’Arabia Saudita, dalla Siria, dall’Iran, dall’Egitto, dal Sudan, dallo Yemen, dalla Libia e da altri paesi, e non hanno altro da offrire se non morte e caos. “Proprio la scorsa settimana”, ha sottolineato, “i terroristi hanno massacrato bambini iracheni e i loro genitori mentre venivano distribuiti giocattoli all’esterno di un ospedale”.

Bush ha detto che l’obiettivo dei terroristi, come affermato dal loro leader Abu Musab al-Zarqawi, è quello di cacciare le forze della coalizione e prendere il controllo dell’Iraq per usare il paese come base per “rovesciare i governi moderati mediorientali con lo scopo di istituire un impero islamico totalitario dall’Indonesia alla Spagna.

“Contro questo nemico possiamo rispondere solo in un modo: non arretreremo e non ci arrenderemo mai e non accetteremo mai altro che una vittoria completa”, ha dichiarato Bush.

Il presidente ha ammesso che la strategia dell’amministrazione non sempre è risultata efficace, ma ha aggiunto che l’esperienza maturata è stata messa a frutto e che sono state apportate modifiche che nell’ultimo anno hanno fatto compiere notevoli progressi. Bush ha citato in particolare i successi ottenuti dalle forze di sicurezza irachene che sempre più stanno assumendo il comando in varie operazioni e conquistando allo stesso tempo il controllo di maggiori porzioni di territorio precedentemente in mano ai ribelli, sottolineando il fatto che i cambiamenti nell’addestramento e nell’equipaggiamento che le forze di sicurezza irachene ricevono dai partner della coalizione hanno svolto un ruolo importante nel miglioramento delle prestazioni.

Secondo Bush i critici che sostengono che l’Iraq disponga solo di un battaglione in grado di operare in modo completamente indipendente dalle forze della coalizione, travisano il significato di questa definizione. Il Presidente ha spiegato che per totale indipendenza si intende non solo che il battaglione sia in grado di combattere da solo, ma che abbia anche la capacità di provvedere alla sua logistica, ai trasporti aerei, all’intelligence, al comando e al controllo. “Ci sono unità della NATO che non sarebbero in grado di soddisfare questi standard”, ha aggiunto.

Bush ha inoltre risposto a quelli che sostengono che il suo unico piano sia semplicemente quello di mantenere la rotta attuale.

“Se per ‘mantenere la rotta’ intendono che non consentiremo mai ai terroristi di piegare la nostra volontà, allora hanno ragione. Se intendono che non permetteremo ad al-Qaida di trasformare l’Iraq in ciò che era l’Afganistan sotto il regime dei Talebani - un rifugio per terroristi e una base da dove sferrare attacchi all’America - hanno ancora una volta ragione. Ma se per ‘mantenere la rotta’ intendono che non stiamo mettendo a frutto le esperienze maturate o che non stiamo adattando le nostre tattiche superare le sfide sul campo, allora si sbagliano di grosso”.

“L’America non abbandonerà l’Iraq”, ha dichiarato il presidente. “Non consegneremo il paese ai terroristi perché in questo modo metteremmo a repentaglio la sicurezza del popolo americano. L’Iraq sarà un paese libero e un alleato affidabile in Medio Oriente e tutto questo aumenterà la sicurezza del popolo americano”.

Il 30 novembre gli Stati Uniti hanno presentato una propria strategia che prevede tre fasi per conseguire la vittoria in Iraq. Nel documento viene descritto il nemico che le forze irachene e della coalizione devono affrontare e viene fornito un resoconto sui progressi conseguiti sul fronte politico, economico e della sicurezza. Il rapporto, dal titolo “Strategia Nazionale per la vittoria in Iraq”, disponibile nel sito web della Casa Bianca, illustra la strategia generale per la vittoria in Iraq preparata dal Presidente Bush nel 2003, e fornisce un aggiornamento sui progressi e le sfide ancora da affrontare. (Vedi articolo correlato.)

Per ulteriori informazioni vedi IraqUpdate.  
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