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Il Presidente Bush

Il Presidente Bush

TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Bush denuncia lo sfruttamento dell’islam per scopi violenti da parte dei terroristi, 14 novembre 2005

(Il presidente dice che gli Stati Uniti stanno combattendo il terrorismo con una strategia in cinque punti)

La traduzione inizia dopo i saluti e i ringraziamenti al pubblico.

[…] Ogni uomo e donna che si offre volontario per difendere la nostra Nazione ha diritto al nostro incrollabile impegno a portare a termine la missione intrapresa, e a una strategia chiara per la vittoria. E una strategia chiara deve partire da una comprensione chiara del nemico che abbiamo di fronte. Da oltre quattro anni abbiamo sotto gli occhi la natura brutale dei terroristi. Hanno preso di mira innocenti in molti Paesi, innocenti di qualsiasi estrazione sociale. A Casablanca, hanno ucciso persone che si stavano godendo una cena al ristorante. A Bali, hanno ucciso turisti in vacanza. A Beslan, hanno ucciso i bambini di una scuola russa. Hanno assassinato lavoratori a Riyadh… pendolari a Madrid… clienti di un albergo a Giacarta… ospiti di una festa di matrimonio ad Amman… e bambini iracheni a Bagdad.

Le tragiche immagini di vittime innocenti possono far sembrare che questi attacchi terroristici siano atti casuali e isolati di follia. È vero che questi assassini scelgono le loro vittime in modo indiscriminato, ma i loro attacchi nascono da un’ideologia e da una visione del mondo terrificante. Le loro azioni sono malvagie, ma non folli.

Alcuni definiscono questo male radicalismo islamico, altri jihadismo militante, altri ancora islamofascismo. Comunque si scelga di chiamare questo nemico, dobbiamo riconoscere che si tratta di un’ideologia molto lontana dai principi della grande religione islamica. Questa forma di radicalismo sfrutta l’islam per metterlo al servizio di una visione politica violenta: la creazione – attraverso il terrorismo, la sovversione e la guerriglia – di un impero totalitario che neghi qualsiasi libertà politica e religiosa.

Noi conosciamo la visione del mondo degli estremisti perché loro stessi l’hanno apertamente espressa, con videocassette, audiocassette, lettere, dichiarazioni e siti web.

Questi estremisti vogliono far cessare l’influenza degli americani e degli occidentali in tutto il Medio Oriente, perché noi ci battiamo per la democrazia e la pace e siamo d’ostacolo alle loro ambizioni. Al-Qaida ed altri estremisti islamici hanno adottato tattiche coerenti negli ultimi venticinque anni: ci colpiscono nella speranza di indurci ad andarcene. I terroristi hanno visto la nostra reazione dopo gli attacchi contro le truppe americane a Beirut nel 1983 e a Mogadiscio nel 1993, e sono arrivati alla conclusione che possono riuscire ancora una volta a costringere l’America alla fuga, ma questa volta su più ampia scala, e con conseguenze maggiori. I terroristi si sbagliano. L’America non fuggirà mai. Noi rimarremo… noi combatteremo… e noi vinceremo la guerra contro il terrore.

I terroristi vogliono sfruttare il vuoto che creerebbe un ritiro americano per acquisire il controllo di un Paese, per costruire una base da cui lanciare attacchi e condurre la loro guerra contro i governi islamici non radicali. Durante gli ultimi decenni, gli estremisti hanno preso di mira l’Egitto, l’Arabia Saudita, il Pakistan e la Giordania per cercare di rovesciare i rispettivi governi. E sono riusciti a raggiungere il loro scopo per un certo periodo in Afghanistan, fino a quando non si sono trovati faccia a faccia con gli uomini e le donne delle nostre Forze armate.

In Afghanistan, noi abbiamo messo in fuga i terroristi, e ora loro hanno messo gli occhi su un altro Paese. Stanno cercando di trasformare l’Iraq in quello che era l’Afghanistan sotto i Talebani, un santuario del terrorismo da cui poter pianificare e lanciare attacchi contro il nostro popolo. I terroristi considerano l’Iraq il fronte centrale della loro guerra contro l’umanità. E noi dobbiamo riconoscere che l’Iraq è il fronte centrale della nostra guerra contro il terrore.

Questi militanti sono convinti che se riusciranno ad assumere il controllo di un Paese potranno fare proseliti tra le masse islamiche, e che questo permetterà loro di rovesciare i governi moderati dell’area e di creare un impero islamico radicale dalla Spagna all’Indonesia. Se non verranno fermati, i terroristi riusciranno a portare avanti il loro programma: sviluppare armi di distruzione di massa… distruggere Israele… intimidire l’Europa… spezzare la nostra volontà e ricattare il nostro governo costringendolo all’isolamento. Io vi giuro solennemente: finché io sarò all’erta, questo non accadrà.

Certi potrebbero essere tentati di liquidare gli obbiettivi dei terroristi come fanatici o estremistici. Sono fanatici e sono estremisti, ma non possiamo permetterci di prenderli sottogamba. Questi uomini malvagi, ossessionati dall’ambizione e privi di coscienza, vanno presi molto sul serio. Contro un simile nemico, esiste solo una risposta efficace: noi non arretreremo mai, non ci arrenderemo mai e non accetteremo mai niente di meno della completa vittoria.

Non abbiamo voluto noi questo scontro a livello globale, ma stiamo rispondendo alla chiamata della storia con sicurezza nei nostri mezzi, e con una strategia di ampio respiro per vincere la guerra contro il terrore:

Come prima cosa, siamo determinati a prevenire gli attacchi delle reti terroristiche, proteggendo il nostro territorio e lavorando insieme ai nostri alleati per distruggere le reti del terrore e mettere i loro leader in condizioni di non nuocere. Insieme ai nostri partner, abbiamo sventato una serie di importanti complotti terroristici di al-Qaida dall’11 settembre in poi, compresi diversi piani per colpire all’interno degli Stati Uniti. La nostra coalizione contro il terrore ha ucciso o catturato quasi tutti quelli direttamente responsabili degli attacchi dell’11 settembre… molti dei collaboratori più stretti di Bin Laden… e dei dirigenti e degli agenti operativi di al-Qaida in numerosi Paesi. E continueremo la caccia. Non avremo tregua fino a quando le reti del terrore che ci minacciano non saranno state messe allo scoperto e spezzate, e i loro leader non saranno stati chiamati a rispondere dei loro atti omicidi.

In secondo luogo, siamo determinati a impedire che le armi di distruzione di massa possano finire nelle mani di regimi fuorilegge e dei terroristi loro alleati, che le userebbero senza esitazione. Insieme alla Gran Bretagna, al Pakistan e ad altre nazioni, abbiamo portato alla luce e smantellato un’importante operazione di commercio clandestino di tecnologia nucleare, guidata da A. Q. Khan. La Libia ha abbandonato i suoi programmi di armi chimiche e nucleari, e ha rinunciato ai suoi missili balistici a lunga gittata. E nell’ultimo anno, l’America e i suoi partner dell’Iniziativa di sicurezza contro la proliferazione hanno bloccato oltre una dozzina di sospette spedizioni di tecnologia nucleare, tra cui materiale per il programma di missili balistici iraniano. E fintanto che io sarò il vostro presidente, continueremo a impedire che gli uomini più pericolosi del mondo possano dotarsi delle armi più pericolose del mondo.

Come terza cosa, siamo determinati a impedire che gruppi terroristici possano ricevere rifugio e sostegno da parte di regimi fuorilegge. Ho enunciato una dottrina chiara: gli Stati Uniti non fanno distinzioni tra chi compie atti terroristici e chi offre rifugio e sostegno ai terroristi, perché sono entrambi colpevoli omicidio. Qualsiasi governo che scelga di essere alleato del terrore sceglie anche di essere nemico della civiltà, e il mondo civilizzato deve chiamare questi regimi a rendere conto.

In quarto luogo, noi siamo determinati a impedire che i militanti possano assumere il controllo di una qualsiasi nazione, che userebbero come base e rampa di lancio per il terrore. Questa missione ha portato responsabilità nuove ed urgenti a tutti voi che indossate l’uniforme. Le truppe americane stanno combattendo al fianco dei nostri alleati afghani contro quello che rimane dei Talebani e dei loro alleati di al-Qaida. E voi state combattendo al fianco dei coraggiosi iracheni contro i rimasugli di un regime e contro una rete terroristica che vuole fermare l’avanzata di un Iraq libero. Il nostro obbiettivo è sconfiggere i terroristi e i loro alleati là dove sono più forti, e per questo motivo sconfiggeremo il nemico in Iraq.

Le nostre forze armate, oltre a dare la caccia ai terroristi, stanno dando una mano ad addestrare le forze di sicurezza irachene, per metterle in grado di difendere la loro gente e di combattere contro il nemico. Facciamo progressi costanti. Ad ogni mese che passa, le forze irachene diventano sempre più numerose e acquisiscono nuove capacità e maggiore sicurezza. All’epoca delle nostre operazioni a Falluja, un anno fa, solo pochi battaglioni iracheni presero parte ai combattimenti. Oggi, sono quasi 90 i battaglioni iracheni schierati a combattere i terroristi accanto alle nostre forze. Le truppe americane e quelle irachene hanno condotto molti attacchi importanti per spazzare via combattenti nemici a Bagdad e in altre zone dell’Iraq. Le forze di polizia e di sicurezza irachene stanno contribuendo a stanare i terroristi dalle loro roccaforti… a mantenere il controllo delle aree ripulite… e impedire che il nemico ritorni. La nostra strategia può essere riassunta in questo modo: man mano che gli iracheni aumenteranno il loro impegno, noi diminuiremo il nostro. E quando i nostri comandanti sul terreno mi diranno che le forze irachene sono in grado di difendere la loro libertà, le nostre truppe torneranno a casa con meritato onore.

Gli iracheni, inoltre, stanno compiendo progressi ammirevoli sulla strada della costruzione della democrazia. Un mese fa, milioni di iracheni sono andati a votare per una Costituzione che garantisce le libertà fondamentali e getta le basi per una democrazia duratura. Tra poche settimane, gli iracheni torneranno a votare, per scegliere un governo costituzionale che li guiderà nei prossimi quattro anni. Con il loro voto, gli iracheni stanno dimostrando la loro determinazione a costruire un futuro fondato sulla democrazia e la speranza, e noi li aiuteremo a raggiungere questo traguardo.

Il quinto elemento della nostra strategia nella guerra contro il terrore è impedire ai militanti futuri reclutamenti, sostituendo in tutto il Medio Oriente l’odio e il risentimento con la democrazia e la speranza. Se il Medio Oriente verrà lasciato crescere nell’astio… se i Paesi rimarranno preda della miseria, mentre i radicali fomentano il risentimento di milioni di persone… allora quella parte del mondo sarà fonte di conflitto interminabile e di pericolo crescente. Se i popoli di quella regione verranno messi in grado di scegliere il loro destino… e di progredire grazie alla propria energia e alla loro partecipazione in quanto uomini e donne liberi… allora gli estremisti saranno marginalizzati, e il flusso di radicalismo violento verso il resto del mondo rallenterà, e alla fine terminerà. La storia ha dimostrato che le nazioni libere sono nazioni pacifiche e che le democrazie non combattono contro i loro vicini. Facendo progredire la speranza e la libertà di altri, noi renderemo più sicura la nostra libertà.

Il lavoro che ci aspetta comporta grandi rischi. Il tempo di guerra è tempo di sacrifici, e il fardello più grande ricade sulle famiglie dei nostri militari. Nella guerra al terrore abbiamo perso alcuni dei nostri uomini e donne migliori. Ognuno di questi uomini e donne ha lasciato a casa famiglie in lutto. Ogni vita perduta è straziante. Il modo migliore per onorare il sacrificio dei nostri militari caduti è portare a termine la missione e gettare le basi della pace per i nostri figli e nipoti.

L’esito di questa guerra avrà ripercussioni sulla vita di tutti gli americani: ciò la rende un argomento di discussione vitale, ed è importante essere chiari sui fatti. Quando la nostra nazione è stata attaccata, l’11 settembre, i leader di entrambi i partiti hanno riconosciuto una realtà nuova: se aspettiamo che le minacce si concretizzino pienamente, avremo aspettato troppo. Abbiamo dovuto esaminare con attenzione tutte le minacce all’America: e una minaccia è emersa fra le altre… l’Iraq di Saddam Hussein.

Sotto la dittatura di Saddam, l’Iraq era l’unico Paese al mondo in cui i piloti militari americani subivano regolarmente attacchi. L’Iraq era il solo Paese al mondo ad aver usato armi chimiche contro il suo stesso popolo… ad aver invaso i suoi vicini… e ad aver combattuto una guerra contro gli Stati Uniti e una coalizione ampia. L’Iraq era uno dei sette Paesi soltanto inseriti nell’elenco degli Stati sponsor del terrorismo, e i servizi segreti di tutto il mondo lo giudicavano in possesso di armi di distruzione di massa. Dopo oltre un decennio di misure diplomatiche, abbiamo dato a Saddam Hussein un’ultima chance per conformarsi alle risoluzioni delle Nazioni unite che gli ordinavano di disarmare sotto pena di gravi conseguenze. Quando Saddam rifiutò, noi ci trovammo di fronte ad una scelta: prendere per buona la parola di un pazzo e dimenticare la lezione dell’11 settembre, oppure agire per difendere il nostro Paese? Di fronte a questa scelta, io sceglierò sempre di difendere l’America.

Forze combattenti degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, dell’Australia, della Polonia e di altri Paesi hanno fatto rispettare le richieste delle Nazioni Unite e hanno messo fine al regime di Saddam. Grazie alla nostra iniziativa ora il popolo iracheno vive in libertà e il popolo americano è più sicuro.

Persone ragionevoli possono essere in disaccordo sul modo in cui è stata condotta la guerra, ma è irresponsabile da parte dei Democratici dire che noi abbiamo ingannato loro e il popolo americano. I leader del mio governo e i membri del Congresso, di entrambi i partiti, hanno visionato gli stessi rapporti di intelligence sull’Iraq, e sono giunti alla conclusione che Saddam Hussein era una minaccia. Lasciate che vi citi le dichiarazioni di tre importanti esponenti democratici. Questa è la prima: “Esistono prove inconfutabili che Saddam Hussein sta operando intensamente per sviluppare armi nucleari”. Fine della citazione. Questa è un’altra: “La guerra contro il terrorismo non sarà conclusa fino a quando [Saddam Hussein] sarà al potere”. Fine della citazione. Ed ecco come un altro leader democratico ha riassunto il tutto: “Saddam Hussein, in realtà, ha preso in giro la comunità internazionale. E ritengo che il presidente stia affrontando la questione nel modo giusto”.

La verità è che le indagini dei servizi segreti in Iraq sono giunte alla conclusione che c’è stata solo una persona che ha manipolato le prove e ha ingannato il mondo, e quella persona è stata Saddam Hussein. All’inizio del 2004, quando l’ispettore sugli armamenti David Kay ha testimoniato di non aver trovato armi di distruzione di massa in Iraq, ha detto anche, cito, che “l’Iraq era in palese violazione materiale della risoluzione 1441 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Mantenevano in piedi i programmi e le attività, e sicuramente avevano l’intenzione, prima o poi, di riprendere i loro programmi. Pertanto, c’erano molte cose che volevano nascondere, perché erano la dimostrazione di qualcosa di illegale che stavano facendo”. Otto mesi dopo, l’ispettore sugli armamenti Charles Duelfer ha stilato un rapporto che affermava, cito, che “Saddam Hussein aveva un controllo così totale del regime iracheno che i suoi intenti strategici erano noti a lui soltanto. Saddam voleva mettere fine alle sanzioni mantenendo la capacità di ricostituire il proprio arsenale di armi di distruzione di massa una volta tolte le sanzioni”.

Alcuni dei leader eletti del nostro Paese, si sono opposti a questa guerra in toto. Io sono in disaccordo con loro, ma rispetto il fatto che siano stati disposti ad assumere una posizione coerente. Alcuni Democratici che hanno votato per autorizzare l’uso della forza ora, però, riscrivono il passato. Stanno facendo un gioco politico su questa questione, e inviano alle nostre truppe e al nemico dei segnali ambigui. Ciò è irresponsabile.

I nostri soldati che combattono contro un nemico implacabile, determinato a distruggere il nostro stile di vita, meritano di sapere che i loro rappresentanti che hanno votato per mandarli in guerra continuano a sostenerli. Le nostre truppe meritano di sapere che questo sostegno rimarrà saldo anche nei momenti difficili. E le nostre truppe meritano di sapere che a prescindere dalle divergenze politiche, la nostra volontà è salda, la nostra nazione è unita e che non ci accontenteremo di niente di meno della vittoria.

Grazie ai nostri uomini e donne in uniforme, il popolo iracheno e quello afghano stanno costruendo la democrazia e offrendo un esempio positivo alla gente di tutto il Medio Oriente; e l’avanzata della libertà è appena cominciata. Nell’arco della nostra vita, abbiamo visto quale potere di sconfiggere il male, e di mettere radici in regioni a lei poco familiari, possieda la libertà. La libertà è la forza più potente della storia, perché il desiderio di libertà è insito nell’animo di ogni uomo, donna e bambino sulla terra. Se saremo costanti, se faremo il nostro dovere, questo secolo appena cominciato sarà il secolo della libertà, e getteremo le basi della pace per generazioni a venire.

Grazie per il vostro servizio alla causa della libertà. Dio benedica tutti coloro che servono la nostra Nazione e tutti coloro che li amano.

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