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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

Il Capo del Comando statunitense in Europa ha illustrato i cambiamenti in corso nelle Forze NATO, 23 novembre 2004

(Ha asserito che è importante rimuovere gli ostacoli che limitano la trasformazione dell'Alleanza Atlantica)

Di Rebecca Ford Mitchell
Editorialista del Washington File

Washington -- Il Comandante supremo del Comando Alleato in Europa ha dichiarato che per poter far fronte alle nuove minacce del XXI secolo, la NATO e il Comando europeo delle Forze statunitensi, EUCOM, stanno apportando alcuni cambiamenti alle loro Forze, mediante la riforma delle strutture di comando, l'impiego di nuove tecnologie e la dismissione delle basi in esubero, al fine di divenire maggiormente operativi ed efficienti.

Il 23 novembre scorso, il Generale James L. Jones, Comandante di EUCOM, è intervenuto al National Press Club asserendo che "l'idea di fondo di questa trasformazione non è quella di essere meno attivi in Europa e in Africa, bensì di esserlo di più."

Jones ha affermato che "il mondo è sempre più caratterizzato da minacce che si diffondono e si spostano in aree che nel XX secolo ritenevamo abbastanza sicure" e ha poi aggiunto che l'Africa rientrerà in modo particolare nei piani di trasformazione volti a impedire attivamente il verificarsi di nuove crisi.

"In Africa, vi sono molte democrazie fragili che nel prossimo decennio potrebbero scegliere altre vie e che meritano la nostra attenzione per il semplice fatto che le loro popolazioni desiderano essere libere, desiderano vivere in democrazia e hanno bisogno di essere aiutate". Al riguardo, egli ha aggiunto che l'assistenza da fornire a tali Paesi deve andare ben oltre il solo impegno militare e deve includere un sostegno totale allo sviluppo economico.

Il Generale statunitense ha elencato i risultati conseguiti dalla NATO in seguito al Summit tenutosi a Praga nel 2002, durante il quale l'Alleanza Atlantica ha adottato un nuovo concetto globale delle proprie responsabilità. Tra i risultati raggiunti vi sono la riforma della struttura di comando, la creazione della Forza di risposta della NATO, della Forza di difesa chimica e biologica, l'istituzione del Comando alleato per la trasformazione e l'impegno a sviluppare capacità di eccellenza.

Ha sottolineato i successi che la NATO e la Coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno ottenuto collaborando con la popolazione afghana. "È interessante notare che due anni fa sentivamo parlare spesso di al Qaeda, dei Talebani, di possibili carestie in tutto il Paese mentre oggi, se doveste andare in Afghanistan, difficilmente sentireste citare una di queste tre questioni come la prima o la seconda preoccupazione del Paese."

Jones ha ammesso che vi sono ancora alcune difficoltà, in particolar modo per quanto concerne gli stupefacenti, ma ha riferito che "i problemi che l'Esecutivo si trova a dover affrontare sono legati alle attività di Governo e non alle rivolte."

Ha affermato che i ribelli non sono riusciti a dar vita a un'energica offensiva, né tantomeno a bloccare le elezioni afghane nelle quali hanno di fatto votato il 93 % delle donne e oltre l'80 % dei dieci milioni di abitanti iscrittisi nelle liste elettorali.

Jones ha anche asserito che nonostante i molti successi ottenuti, la NATO deve affrontare diversi ostacoli per realizzare la propria trasformazione. Ha pertanto sottolineato la necessità per molti Paesi membri di aumentare il budget militare da destinare a favore della sicurezza nazionale ed internazionale in modo da garantire all'Alleanza Atlantica "una base finanziaria che si possa definire stabile".

Secondo il Generale statunitense, i limiti posti dai singoli paesi, definiti ammonimenti, sulle modalità di impiego delle Forze NATO quando sono in missione, costituiscono anch’essi un ulteriore impedimento al programma di trasformazione. "L'esempio più recente dell'effetto di tali avvertimenti si è indubbiamente verificato in Kosovo nel marzo scorso, quando non è stato possibile impiegare la maggior parte delle Forze presenti per ristabilire l'ordine pubblico, né per difendere il patrimonio culturale [una chiesa] come contemplato nel mandato della missione, per via di alcune restrizioni che ne impedivano l'impiego (delle forze NATO) al di fuori di una specifica area geografica".

Ha dichiarato che quando l'Alleanza Atlantica decide all'unanimità di intraprendere una determinata missione, "è importante che tutti i paesi Alleati diano il loro appoggio all'operazione".

La NATO ha accettato di addestrare le Forze di sicurezza irachene ma alcuni Paesi membri si sono rifiutati di inviare il proprio personale per tale addestramento, lasciando ricadere l'onere sugli altri alleati.

Jones ha sottolineato che la situazione è stata spiacevole augurandosi che si sia stato un caso isolato.

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