TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Il Presidente Bush si rivolge alla comunità internazionale dopo la rielezione, 4 novembre 2004 Il giorno dopo aver vinto le elezioni, il presidente Bush si è rivolto ai leader mondiali auspicando una cooperazione globale nella lotta al terrorismo.
Parlando alla stampa il 4 novembre nell’Eisenhower Executive Office Builiding di Washington, Bush ha dichiarato che si impegnerà a lavorare con gli amici e gli alleati degli Stati Uniti, comprese l’Unione Europea e la NATO, per “promuovere lo sviluppo ed il progresso, per sconfiggere i terroristi e per promuovere la libertà e la democrazia quali alternative alla tirannide ed al terrore”.
“Mi rivolgerò a tutti coloro che condividono i nostri obiettivi,” ha detto Bush “e mi accingo con entusiasmo a cominciare il lavoro che ci attende, e di servire questo paese per altri quattro anni”.
Il presidente ha riconosciuto che alcune delle sue decisioni politiche degli ultimi quattro anni non sono state accolte favorevolmente dovunque. Ha tuttavia citato molti temi sui quali spera di lavorare con gli alleati degli Stati Uniti, fra i quali una soluzione per il conflitto Israelo-Palestinese che preveda due stati, la lotta all’AIDS, il Fondo per la Sfida del Millennio (Millennium Challange Account), la lotta alla fame nel mondo.
Bush ha dichiarato che continuerà a prendere decisioni di politica estera tenendo presente in primo luogo gli interessi della sicurezza americana, ma che facendo questo “mi rivolgerò agli altri e spiegherò loro il perché di tali decisioni”.
“Al di là dei disaccordi del passato, abbiamo un nemico comune, ed abbiamo il dovere comune di difendere i nostri popoli,” ha detto Bush “e combattere le malattie, la fame e la povertà nelle regioni del mondo che ne sono afflitte”.
Il presidente ha dichiarato che oltre 90 paesi del mondo collaborano con gli Stati Uniti scambiando informazioni per combattere il terrorismo e assicurare i terroristi alla giustizia. “Si tratta di una grande coalizione” ha detto Bush “e noi continueremo a rafforzarla”.
Bush ha anche difeso l’obiettivo della sua amministrazione di promuovere la democrazia nel mondo, compreso il Medio Oriente. “Questa politica dà fastidio ad alcuni, e può apparire ad altri come una follia,” ha detto Bush, confermando però di ritenerla una politica saggia e praticabile per far progredire le società libere nel mondo.
Il presidente ha fatto riferimento alle recenti elezioni in Afghanistan, che si sono svolte nonostante i dubbi sulle possibilità che si potessero realizzare, ed ha dichiarato che il popolo afgano, “recandosi a votare in milioni, ha dimostrato la validità della fiducia di questa amministrazione nella libertà come strumento per cambiare le abitudini delle persone. E questa sarà una parte fondamentale della mia politica estera”.
Bush ha dichiarato che la pace tra Israele e i palestinesi è “una componente molto importante per la pace mondiale”, e ha rinnovato il suo supporto per uno stato palestinese indipendente che viva in pace a fianco di Israele.
“Ritengo che sia molto importante per i nostri amici israeliani” ha detto Bush “avere uno stato palestinese pacifico ai loro confini. Ed è molto importante per il popolo palestinese avere un futuro di pace e di speranza. Questo è il motivo per cui avevo descritto la mia visione dei due stati in quello che è ormai noto come il discorso del Rose Garden. Ne ero convinto allora e ne sono convinto adesso.”
Il presidente ha aggiunto che aver avuto dubbi sulla possibilità di estendere la libertà e la democrazia in Medio Oriente ha contrastato l’obiettivo di raggiungere uno stato palestinese indipendente.
“Se non si crede che i popoli possano essere liberi e governarsi da soli, allora d’un tratto la soluzione dei due stati in Medio Oriente diventa una teoria opinabile e non valida. Se si è disposti a condannare una popolazione ad un sistema di governo che non funziona, allora non saremo mai in grado di raggiungere la pace”.
Il presidente ha parlato anche dell’Iraq, dichiarando che gli Stati Uniti continueranno a lavorare col governo del primo ministro iracheno Iyad Allawi per lo svolgimento delle elezioni, e all’addestramento di 125.000 soldati iracheni per migliorare la stabilità nel paese in vista delle elezioni.
“Perché l’Iraq possa diventare una nazione libera” ha dichiarato Bush “è necessario che siano sconfitti quelli che stanno cercando di fermare le elezioni per evitare che ne nasca una società libera. Il primo ministro Allawi ed il suo governo, che capiscono perfettamente questo punto, stanno lavorando sul campo proprio in questa direzione insieme nostri generali.”