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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

I pericoli del terrorismo vanno affrontati, dice Rumsfeld, 27 ottobre 2004

("Non si può sperare che spariscano i nostri nemici, i terroristi", ha detto)

Per ogni nuova generazione è necessario imparare che la debolezza può diventare una sfida e incoraggiare gli avversari, e che "alla fine vincono i più tenaci" ha detto Donald Rumsfeld.

Il 27 ottobre, in alcuni commenti elaborati in precedenza per l'Association of the U.S. Army (AUSA, Associazione delle forze armate degli Stati Uniti), il Segretario alla difesa ha detto che "il rifiuto di affrontare i pericoli incombenti può aumentare piuttosto che ridurre i pericoli futuri" e che "se da un lato agire comporta alcuni rischi, anche non agire può essere rischioso".

L'AUSA è una organizzazione privata non profit che sostiene tutti i componenti delle forze armate USA – personale in servizio attivo, Guardia Nazionale, riservisti, civili, pensionati e i familiari di tutti loro.

Rumsfeld ha osservato che già venti anni fa, nel 1984, si era rivolto all'associazione e che all’epoca aveva parlato della "crescente minaccia rappresentata dal terrorismo". Rumsfeld aveva paragonato la guerra al terrorismo alla guerra fredda con l'Unione Sovietica, mettendo in risalto analogie che riteneva dovessero essere considerate utili.

Per cominciare, la lotta al terrorismo, come la guerra fredda, "potrebbe durare anni", ha detto Rumsfeld. E durante il lungo periodo della guerra fredda, ci sono stati disaccordi con gli alleati della NATO e controversie all'interno degli stessi Stati Uniti sulle tattiche e persino sugli obiettivi da perseguire – gli stessi disaccordi e controversie che gli Stati Uniti affrontano in questo momento.

Rumsfeld ha poi parlato delle differenze che ci sono nella guerra al terrorismo. Il nemico terrorista non può vincere una guerra convenzionale contro gli Stati Uniti e la coalizione, né tantomeno vincere una battaglia convenzionale. Questo perché i terroristi non cercano la guerra convenzionale, ha detto Rumsfeld, e perché le loro "armi sono il terrore e il caos".

"Vogliono che il mondo creda che la coalizione non possa vincere e non possano aver successo i governi liberi dell'Iraq e dell'Afganistan. Vogliono far credere che non valga la pena di lottare e che un impegno in tal senso sia troppo pesante e terribilmente duro", ha detto Rumsfeld.

I terroristi cercano di minare il morale, ha affermato Rumsfeld, "degli afghani, degli iracheni, della coalizione e del popolo americano. Sono convinti che se riuscissero a vincere sul fronte della ‘percezione’, come gli avvenimenti sono percepiti – e loro sono maestri nella gestione dei media e nell'influenzare la visione delle cose – noi perderemmo la nostra risolutezza e getteremmo la spugna".

Dopo l'11 settembre, era chiaro che contro i terroristi occorreva adottare una strategia di attacco, ha detto Rumsfeld, che ha citato tre obiettivi chiave:
-- primo, non dare tregua ai terroristi e ai regimi che li appoggiano;
-- secondo, formare nuove alleanze e nuove coalizioni internazionali per proseguire la lotta al terrorismo;
-- terzo, operare con i governi moderati "per minare le fondamenta ideologiche del terrorismo".

A tre anni dall'attacco dell'11 settembre 2001, Rumsfeld ha sottolineato i successi ottenuti fino a oggi.

L'Afganistan è attualmente guidato da un leader moderato, invece che dal regime talebano. Il paese ha uno stadio di calcio dove si svolgono attività sportive e non esecuzioni pubbliche. Nel paese si sono svolte libere elezioni – per la prima volta in 5.000 anni di storia afgana – nelle quali più di otto milioni di afgani hanno votato.

Per quanto riguarda l'Iraq, ha detto Rumsfeld, l'11 settembre quel paese era governato con brutalità da un dispotico Saddam Hussein e dai suoi figli, che si prendevano gioco delle dodici e più risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che attaccavano gli aerei degli Stati Uniti e della coalizione che applicavano quelle risoluzioni e un paese che incoraggiava gli attacchi suicidi elargendo 25.000 dollari a ciascuna delle famiglie dei kamikaze. Ora gli iracheni hanno una squadra di governo moderata, che guida temporaneamente una "nazione liberata e decisaa combattere i terroristi e a costruire una società pacifica", con l’aiuto di 100.000 iracheni addestrati ed equipaggiati per provvedere alla sicurezza, Rumsfeld ha sottolineato.

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