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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE

I risultati delle elezioni in Afganistan rispecchiano la volontà popolare, afferma Powell, 18 ottobre 2004

(Il segretario di stato dichiara al Chicago Tribune che il popolo iracheno desidera vivere un'esperienza simile)

Il Segretario di Stato Colin Powell ha affermato di ritenere che il risultato delle elezioni presidenziali tenutesi in Afganistan lo scorso 9 ottobre, al di là delle difficoltà segnalate, rifletteranno la volontà di coloro che hanno votato.

Nel corso di un colloquio avuto a Washington il 14 ottobre con il giornalista Clarence Page del quotidiano Chicago Tribune, Powell ha affermato che una volta che i funzionari avranno ultimato il conteggio delle schede e dichiarato un vincitore, "tale vittoria rifletterà la volontà di tutte quelle persone che abbiamo visto attendere in fila, anche tenendo conto di tutte le difficoltà legate all'inchiostro indelebile, alle urne per le votazioni che sono sparite e a tutto il resto, comprese alcune intimidazioni lanciate dai signori della guerra".

Powell ha affermato anche che il popolo afgano è stanco di essere dominato dai signori della Guerra con la costrizione.

"Ritengo che sia stato questo a spingere 10 milioni di persone a registrarsi e milioni di persone a votare lo scorso fine settimana".

Il segretario di stato ha poi aggiunto che "è chiaro che il popolo iracheno voglia vivere un'esperienza analoga" che, ha spiegato, è resa più difficile solo dalle insurrezioni che si susseguono nel paese.

"A che punto saremmo se in Iraq non fosse in atto una rivolta? Avemmo già ridotto il numero di soldati sul posto; saremmo comunque impegnati a creare forze dell'ordine irachene sempre più adeguate; il governo funzionerebbe senza il timore di saltare in aria ogni giorno; le condotte idriche e quelle petrolifere funzionerebbero ancora meglio di quanto già non facciano, e vanno comunque bene; in quel caso, infatti, non ci sarebbe la preoccupazione di saltare in aria da un momento all’altro", ha spiegato Powell.

Passando poi al conflitto israelo-palestinese, Powell ha dichiarato che molti, nel mondo arabo, rispettano o detestano gli Stati Uniti per la loro posizione riguardo al processo di pace. "Il fatto che il processo di pace in Medio Oriente non compia passi in avanti come noi tutti ci augureremmo che facesse, ci viene spesso rinfacciato", ha spiegato il segretario di stato.

Gli Stati Uniti sono visti come un interlocutore fra le due parti "e come una nazione che vanta la migliore relazione con Israele e la più alta influenza su di esso", ha dichiarato Powell.

Powell ha quindi aggiunto che la "road map" per la pace “non sta andando in franatumi”, ma "necessita di due veicoli per mettersi in moto, e noi non siamo riusciti ancora a farla partire".

Il segretario ha condannato il terrorismo, che sta uccidendo innocenti, ed ha poi affermato che "dobbiamo fare qualcosa in merito, il terrorismo sta annullando i sogni e le speranze del popolo palestinese".

"Abbiamo bisogno di una leadership palestinese riformata e autorevole, e anche che Israele tenga fede agli impegni presi nell'ambito della "road map", ha aggiunto.

Il segretario di stato ha riconosciuto che il leader palestinese Yasser Arafat ricopre un "ruolo singolare" per i palestinesi, e che "incarna le loro speranze, i loro sogni e le loro aspirazioni".

Tuttavia "egli non è riuscito a farne nulla e negli ultimi quattro anni di Intifada non ha portato il suo popolo neppure un passo più avanti verso la creazione di uno stato palestinese", ha aggiunto.

Parlando del Sudan, Powell ha dichiarato che la situazione umanitaria nel Darfur è migliorata poiché i rifugiati ricevono adesso una maggiore quantità di aiuti grazie alle minori restrizioni, e anche al fatto che il numero degli operatori umanitari presenti sul posto è "raddoppiato, o forse adesso anche triplicato".

In ogni caso, ha chiesto agli osservatori della forza di protezione dell'Unione Africana di accelerare il loro arrivo nel paese per garantire la sicurezza nelle campagne e permettere ai rifugiati di tornare a casa.

Il Segretario ha assicurato il sostegno statunitense a favore dei rifugiati che, ha spiegato, non possono spostarsi o non sono in grado di sostentarsi una volta tornati a casa.

"Abbiamo imprenditori già pronti. Aerei che sono pronti al decollo... Loro hanno bisogno di aiuto e noi li aiuteremo", ha affermato.

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