TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Powell: la guerra al terrorismo è solo una parte della politica americana per la sicurezza, 13 ottobre 2004
(E aggiunge che incoraggiare scambi commerciali è uno dei termini dell’equazione politica)
Il Segretario di Stato Colin Powell afferma che la politica nazionale degli Stati Uniti sulla sicurezza riunisce alcuni elementi vitali della politica, quali la lotta contro la povertà e le malattie, il combattere i nemici dove sono e il dare impulso agli scambi commerciali.
In un discorso pronunciato il 13 ottobre presso l’Ambasciata italiana a Washington, Powell ha detto che gli Stati Uniti stanno operando con i partner di tutti i continenti in modo tale che i terroristi “hanno ora meno possibilità di sferrare attacchi mortali”. Oggi, ha affermato, i terroristi hanno meno posti dove fuggire e nascondersi e minori possibilità di sferrare attacchi mortali.
Powell ha affermato che “ogni giorno che passa i terroristi hanno sempre meno
occulti fiancheggiatori ... sempre più avversari dichiarati, [e] sempre più persone e paesi coraggiosi che non sono più disposti a tollerarli, ma sono pronti a combattere barbarie, odio e nichilismo, le caratteristiche del terrorismo”.
Ogni giorno, ha affermato Powell, gli Stati Uniti lavorano con i propri amici e alleati in Medio Oriente e in altre parti del mondo “per far progredire le riforme che elimineranno frustrazione, ingiustizia, povertà [e] quella disperazione che genera l'ideologia della distruzione di massa”.
Nel suo discorso di apertura, durante il pranzo in occasione del sessantesimo anniversario della Scuola universitaria per gli studi internazionali avanzati John Hopkins, Powell ha detto: ”Comprendiamo bene la logica politica di incoraggiare il buon governo, di alleviare la povertà e di lottare contro le malattie – in modo da evitare la stagnazione e l'implosione delle società, e il fallimento degli stati”.
Operare per diffondere la libertà e la democrazia non è soltanto una questione di idealismo, ha detto Powell, ma rappresenta un ”interesse illuminato verso se stessi”. Powell ha detto che il Millennium Challenge Account (Fondo per le sfide del millennio), dispone di fondi da distribuire a quei paesi che “si sono impegnati per la democrazia, lo stato di diritto, la fine della corruzione, il rispetto della dignità individuale [e] per i diritti umani”. I paesi che seguiranno questa strada ”troveranno l’America al loro fianco ad aiutarli nell'istruzione ... nello sviluppo delle infrastrutture ... [e] con i mezzi necessari per attirare il commercio, “ ha detto il Segretario.
Powell, che è stato insignito della Medaglia del Presidente dell’Università Johns Hopkins per l'anno 2004, ha detto che il successo della leadership degli Stati Uniti dipende non solo dalla collaborazione con le altre nazioni, ma anche con le istituzioni internazionali. Powell ha inoltre affermato che gli Stati Uniti attribuiscono grande valore alle solide alleanze che hanno nel mondo.
Il segretario ha ammesso che la sfida sulla proliferazione prosegue in paesi come la Corea del Nord e l'Iran, ma ha detto che “siamo ogni giorno più vicini al blocco della proliferazione e fornitura” di armi e tecnologia. “Non daremo tregua a chi favorisce la proliferazione. Ci stiamo occupando dei casi legati alle armi di distruzione di massa ovunque esse siano”, ha aggiunto.
Powell ha inoltre posto in rilievo il successo delle recenti elezioni in Afganistan, dove gli afgani sono andati a votare per decidere “a chi affidare il loro futuro”. Le elezioni hanno dimostrato “ che la tirannia dei Talebani è finita e che è stata mantenuta la promessa di libere elezioni in Afganistan”, ha detto.
Il segretario ha detto che la stessa cosa può accadere in Iraq. “Le cose stanno cambiando. Najaf e Samara sono tornate sotto il controllo del governo ad interim iracheno”, ha detto, e il leader sciita Muqtada al-Sadr ora parla di riconciliazione. Al tempo stesso, ha aggiunto, a Falluja la forza della ribellione sta diminuendo.
“Faremo di tutto perché le elezioni nazionali [irachene] si svolgano nel gennaio 2005", ha detto Powell, “proprio come abbiamo fatto in Afganistan”.
“Lo facciamo per il loro bene ... [e] per il nostro”, ha aggiunto, “perché se ci riusciamo – e ci riusciremo – saremo percepiti, in quella parte del mondo, in modo completamente nuovo”.
Powell ha anche parlato del duro lavoro che si sta facendo per risolvere le crisi regionali in paesi come il Sudan e Haiti. Powell ha definito Haiti ”una delle zone più difficili dove dobbiamo lavorare”.