TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Il successo delle elezioni in Afghanistan è fondamentale, dice Armitage, 29 settembre 2004
(Il vice Segretario di Stato afferma che il commercio della droga può rappresentare una seria minaccia per la sicurezza)
di David Shelby
Editorialista del Washington File
Washington – Secondo il vice Segretario di Stato Richard Armitage, l’amministrazione Bush considera le elezioni presidenziali in Afghanistan fondamentali per la stabilità a lungo termine del paese, ma non ha intenzione di trascurare la continua minaccia alla sicurezza da parte dei Talebani, di al-Qaida e delle altre forze ribelli.
In una relazione scritta presentata il 29 settembre alla House Committee on International Relations (Comitato governativo sulle relazioni internazionali), Armitage ha dichiarato che “quello che vogliamo è un Afghanistan che si autogoverni, dove a tutti i suoi abitanti, uomini e donne, siano assicurati i diritti umani e la libertà di coscienza”.
Il vice Segretario ha detto che l’iscrizione alle liste elettorali ha avuto molto più successo di quanto ci si potesse inizialmente aspettare, con più di 10 milioni di afgani registrati per esprimere il loro voto nelle prossime elezioni presidenziali del 9 ottobre.
Armitage ha detto, tuttavia, che la sicurezza rimarrà una preoccupazione sia durante che dopo le elezioni. “Sappiamo che i Talebani e altre forze ribelli proseguiranno nel loro tentativo di ostacolare questo processo, tentando forse un attacco su larga scala proprio nel giorno delle elezioni”, ha detto Armitage nella sua relazione, e ha aggiunto che “anche un governo eletto democraticamente, per poter governare con successo, avrà bisogno di una situazione migliore sul versante della sicurezza”.
Armitage ha parlato degli sforzi compiuti dalle forze della coalizione per contrastare i ribelli e del contributo alla sicurezza interna apportato dalla NATO attraverso la International Security Assistance Force (ISAF). Armitage ha anche parlato dell’impegno profuso nell’addestramento delle forze di sicurezza afgane, che al momento possono contare su 25.000 funzionari di polizia e su 11.800 soldati.
Pur ammettendo che le forze ribelli sono ancora fonte di preoccupazione, Armitage ha detto che ha trovato “incoraggianti segnali di progresso” nelle relazioni tra il presidente Karzai e i comandanti militari della regione. Il vice Segretario ha detto che alcuni capi militari hanno accettato il processo politico e messo le proprie milizie sotto il comando dell’esercito nazionale.
Armitage nella sua dichiarazione ha detto che “può darsi che questi capi tribali stiano iniziando ad accettare che il loro futuro sarà all’interno della costituzione afgana.
Il vice segretario ha anche parlato del problema legato al traffico dei narcotici, riportando il convincimento del presidente Karzai che “il traffico della droga e la corruzione ad esso associata, può rappresentare la peggiore minaccia per un Afganistan sicuro e democratico”, perché la droga finanzia e rende più forti i miliziani e i capi militari recalcitranti.
Armitage ha rilevato l’esigenza di misure più decise contro il traffico di droga, che includano la sua eliminazione radicale e proibizione totale, il rispetto delle leggi, le campagne di pubblica informazione e i mezzi di sussistenza alternativi.
Alcuni membri del comitato congressuale hanno sollevato alcuni interrogativi sull’impegno dimostrato dalla comunità internazionale per la stabilizzazione e la ricostruzione dell’Afganistan.
Tom Lantos, autorevole esponente dei Democratici, ha detto: “data l’importanza di un Afganistan libero e stabile per la sicurezza internazionale, non riesco semplicemente a comprendere come mai nostri alleati, come la Francia, la Germania, il Belgio e la Turchia e paesi amici in Medio Oriente come l’Egitto, non abbiano avvertito il dovere morale di inviare un numero adeguato di truppe – in alcuni casi neanche un soldato – per aiutare la democratizzazione e sostenere l’Afghanistan in questo momento di disperato bisogno”.
Lantos ha inoltre dichiarato che, considerato quello che definisce il rifiuto da parte dell’Egitto di difendere la stabilità della regione, avrebbe operato perché l’assistenza americana a favore dell’Egitto sia indirizzata non più per le forniture militari ma per l’istruzione e per l’assistenza sanitaria.