testo originale in inglese
TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARSI COME TESTO UFFICIALE
L’Iraq invita l’ONU a tornare, 16 dicembre 2003
(Il Segretario generale e il Ministro degli esteri iracheno si incontrano con il Consiglio di sicurezza)
di Judy Aita
Corrispondente del Washington File dall’ONU
Nazioni Unite – Il Segretario generale Kofi Annan e il ministro degli esteri iracheno non si sono trovati d’accordo il 16 dicembre su quando l’ONU dovrebbe far ritorno in Iraq. Annan ha chiesto al Consiglio di sicurezza e a funzionari iracheni di chiarire quale ruolo vogliono che le Nazioni Unite svolgano in Iraq, per decidere quando permettervi il ritorno dello staff internazionale ONU. Nel discutere il suo recente rapporto sull’Iraq nel corso di un incontro aperto al pubblico del Consiglio di sicurezza con il Ministro degli esteri iracheno Hoshyar Zebari, il Segretario generale ha detto che le Nazioni Unite hanno di fronte il compito di "trovare il modo di intensificare il proprio impegno nonostante la diminuita capacità a livello locale".
Il Ministro degli esteri ha chiesto che l’ONU assuma immediatamente un ruolo più ampio nei soccorsi umanitari, nello sviluppo delle competenze e nella costruzione del paese, promuovendo lo sviluppo sostenibile e favorendo il processo elettorale e politico in Iraq.
Zebari ha chiesto alle Nazioni Unite di "accantonare le differenze e di convergere e lavorare con noi e con tutti coloro che hanno contribuito e sacrificato tanto per realizzare l’obiettivo comune di un Iraq sovrano, unito, libero e democratico".
"Chiediamo ai membri delle Nazioni Unite di guardare oltre le divergenze in merito alla decisione della guerra in Iraq e formare un consenso internazionale. Pareggiare i conti con gli Stati Uniti non deve incidere sugli aiuti per portare stabilità al popolo iracheno. Questi litigi sulle divergenze politiche contano meno delle lotte quotidiane del popolo iracheno per la sicurezza, il lavoro, le libertà fondamentali e tutti i diritti sostenuti nella Carta delle Nazioni Unite", ha detto Zebari.
Il Ministro degli esteri ha descritto il Consiglio del 2002 come "[un Consiglio] diviso tra quelli che volevano rabbonire Saddam Hussein e quelli che lo volevano mettere di fronte alle sue responsabilità".
"L’ONU non è riuscito a contribuire a salvare il popolo iracheno da una tirannia omicida durata oltre 35 anni, e oggi scopriamo migliaia di vittime a testimonianza tremenda di quel fallimento. L’ONU non può nuovamente mancare nei confronti del popolo iracheno", ha detto.
Annan ha ritirato tutto lo staff internazionale nelle settimane che hanno seguito l’attacco mortale al quartier generale dell’ONU di Baghdad dove sono rimaste uccise 22 persone compreso l’inviato speciale ONU Sergio Vieira de Mello. Annan ha nominato Ross Mountain rappresentante speciale facente funzioni ed ha costituito un piccolo staff di 40 dipendenti per la Missione di assistenza dell’ONU per l’Iraq (Assistance Mission for Iraq, UNAMI) con sede a Cipro e ad Amman.
Zebari non ha condiviso i piani del Segretario generale sostenendo che l’aiuto e l’esperienza ONU "non possono essere impiegate efficacemente da Cipro o da Amman", ed ha aggiunto "siamo pronti e disposti ad aiutare a fornire qualunque struttura di sicurezza necessaria affinché (l’ONU) torni in Iraq".
Tuttavia, nelle scorse settimane Annan ha detto più volte che non farà tornare permanentemente lo staff internazionale ONU in Iraq fino a che le condizioni di sicurezza non siano migliorate. Ha detto che il ruolo dell’ONU deve essere definito chiaramente cosicché egli stesso possa "soppesare il rischio che alle Nazioni Unite viene chiesto di accettare e la sostanza del ruolo che viene chiesto loro di svolgere".
"Pertanto devo sapere come verranno suddivise le responsabilità e chi prenderà le varie decisioni", ha detto il Segretario generale al Consiglio. "E soprattutto, devo sapere che cosa si aspetta il popolo iracheno dalle Nazioni Unite, e se saremo in grado di assolvere a tali aspettative".
Parlando con i giornalisti dopo la riunione, Annan ha detto che sul più lungo periodo il ruolo delle Nazioni Unite "sarà meno problematico. Se vogliono che noi svolgiamo un ruolo a breve, su progetti transitori, credo debbano esser chiari su cosa vogliono che l’ONU faccia".
"Abbiamo detto chiaramente che appena le condizioni di sicurezza miglioreranno saremo pronti a tornare. E’ sempre stata la nostra posizione", ha detto. "Abbiamo molto da fare per aiutare il popolo iracheno, per contribuire allo sviluppo in campo umanitario e politico, e alla ricostruzione. Siamo pronti."
Annan ha detto di dubitare che la cattura di Saddam Hussein avrà un impatto immediato sul livello di sicurezza. "[La cattura] ha tuttavia rimosso un’ombra che incombeva sulla situazione", ha aggiunto. "Offre un’occasione ai governi di trovare un punto di incontro e di guardare avanti, a come lavorare insieme per rendere stabile l’Iraq. Potrebbe essere un’opportunità, ma dipende da come viene sfruttata da tutti, per risolvere le divergenze, sanare le ferite, e andare avanti".
In una dichiarazione durante l’incontro aperto al pubblico del Consiglio, Annan ha detto che la cattura di Saddam Hussein "costituisce l’occasione per un nuovo inizio nell’impegno vitale di aiutare gli iracheni a prendere le redini del proprio destino, e di aiutarli a creare un Iraq sicuro, stabile ed indipendente che possa di nuovo assumere il posto che gli compete nella regione e nella comunità internazionale".
Secondo Zebari, la cattura di Saddam è stato un momento storico per l’Iraq ed un colpo enorme sui lealisti malguidati di Saddam, "ma mentre continuano le celebrazioni, dobbiamo perseverare negli sforzi volti a dare al nostro popolo la capacità di assumersi la responsabilità del suo destino il più presto possibile e fare in modo che la cattura di Saddam segni l’inizio di una nuova era nella storia dell’Iraq".
Il Consiglio ha proseguito l’incontro con il Segretario generale e Zebari a porte chiuse.
Il Ministro degli esteri ha detto che si è incontrato con il Consiglio e con il Segretario generale per fare chiarezza, come Annan ha richiesto, e per imprimere nella memoria del Segretario generale il fatto che gli iracheni siano impegnati nel processo.
"Da un punto di vista iracheno, noi vogliamo l’ONU ed abbiamo identificato le aree in cui l’ONU può essere molto utile e d’aiuto e può svolgere un ruolo importante", ha aggiunto.
Il Consiglio non ha intrapreso nessuna azione formale in base alla richiesta irachena. Alcuni membri del Consiglio ritengono che il Consiglio di sicurezza abbia già provveduto al mandato per il compito ONU in Iraq con la risoluzione 1511.
L’Ambasciatore USA John Negroponte ha detto il 15 dicembre che la "risoluzione 1511 contiene un ampio raggio d’azione da parte del Segretario generale e da parte dei Paesi membri che vogliono contribuire al benessere politico, economico ed anche militare dell’Iraq".
"Chiunque abbia la volontà politica di aiutare l’Iraq nelle circostanze attuali può trovare la possibilità di farlo all’interno delle risoluzioni delle Nazioni Unite già esistenti", ha detto Negroponte.
Gli Stati Uniti ritengono che "le Nazioni Unite debbano svolgere un ruolo vitale in termini politici e di assistenza umanitaria verso il popolo iracheno", ha detto l’Ambasciatore. "Dopo averli concordati all’unanimità, nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza abbiamo incluso una lunga serie di modi in cui le Nazioni Unite possono essere di aiuto".