testo originale in inglese
TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARSI COME TESTO UFFICIALE
Importante esponente americana dichiara che è in aumento la partecipazione delle donne irachene alla scena politica del loro paese, 10 dicembre 2003
(Le conquiste delle donne non vengono sufficientemente propagandate, aggiunge l’alto funzionario del Dipartimento di Stato Charlotte Ponticelli)
Di Kathryn McConnell
Redattrice del Washington File
Washington - Le donne irachene assumono gradualmente un ruolo decisionale sempre maggiore per quel che riguarda le scelte politiche ed economiche che avranno un impatto notevole sul futuro del paese, afferma un importante esponente del Dipartimento di Stato americano.
Il crescente coinvolgimento delle donne nelle decisioni politiche è un' ottima notizia che ci viene dall'Iraq post Saddam Hussein ma che non viene sufficientemente diffusa, afferma Charlotte Ponticelli, coordinatrice capo per le questioni femminili internazionali.
La Ponticelli è stata intervistata il 10 dicembre - la giornata internazionale per i diritti umani - nel corso del programma "Global Exchange" di Voice of America.
Durante il regime di Hussein, ha affermato la Ponticelli, le donne irachene soffrivano di un "deficit di libertà" ed erano doppiamente vittime, essendo stati loro negati i più basilari diritti umani, come agli uomini, ed anche restando vittime dei cosiddetti "delitti d'onore". Da quando Hussein, da un decennio, aveva legalizzato l'uccisione delle donne considerate colpevoli di aver disonorato le loro famiglie, ha spiegato la Ponticelli, sono state oltre 4000 le donne giustiziate per questa ragione. Hussein possedeva anche una milizia speciale che sceglieva e violentava le donne: la violenza sessuale veniva utilizzata come mezzo intimidatorio, ha spiegato la rappresentante.
La Ponticelli che di recente si è recata in visita in Iraq, ha affermato che senza il coinvolgimento delle donne irachene ad ogni livello della politica del paese, il successo della ricostruzione potrebbe essere "a rischio".
Come uno dei segni del rapido avanzamento delle donne nella nuova società irachena, la Ponticelli ha citato la decisione presa a novembre da un gruppo di esse, di fondare un Consiglio nazionale delle donne. Il Consiglio, che è ancora in via di sviluppo, servirà da "ombrello" per le organizzazioni non governative che si occupano di questioni femminili, ha spiegato, aggiungendo quindi che le donne "stanno compiendo dei passi in avanti" cercando di entrare a far parte dei molti consigli locali dove vengono prese decisioni relative alle varie comunità. La maggior parte di queste donne prendono parte alla vita politica per la prima volta, ha aggiunto la Ponticelli.
"Le donne irachene sono determinate e piene di fiducia", ha aggiunto, "e hanno grandi capacità", affermando poi che l'idea che le donne irachene stessero meglio sotto il regime di Hussein e che godessero di uno status superiore a quello delle donne degli altri paesi arabi e mussulmani è una "storiella senza fondamento".
Charlotte Ponticelli ha raccontato di aver parlato con numerose donne alle quali, dopo essersi laureata, non veniva concesso di esercitare nel loro campo di specializzazione, a meno che non fossero entrate a far parte del partito Ba'ath. Nella realtà dei fatti, ha aggiunto, il 77 per cento delle donne irachene è oggi analfabeta, il che significa che durante il regime di Hussein l'Iraq ha fatto un gigantesco passo indietro.
La Ponticelli ha inoltre riferito che le donne che ha incontrato in Iraq hanno espresso grandi speranze per il loro futuro e per quello del paese. Hanno anche aggiunto di essere "affamate" di ogni conoscenza tecnica, dell'istruzione e degli insegnamenti sulla democrazia che gli Stati Uniti potranno offrire loro, e che desiderano che alcune loro rappresentanti prendano parte alla realizzazione della costituzione nazionale.
La Ponticelli ha dichiarato di aspettarsi che una larga parte dei 20 miliardi di dollari recentemente stanziati dal Congresso per la ricostruzione dell'Iraq, vengano utilizzati per aiutare le donne, migliorando infrastrutture come il sistema sanitario, che non ha mai ottenuto finanziamenti da Hussein. Ad esempio, ha aggiunto, tutti i medici del paese necessitano di aggiornamenti, per portare le loro conoscenze mediche al livello degli standard internazionali.
Gli Stati Uniti finanzieranno anche la costruzione di nove centri per le donne in varie città del paese, dove potranno ottenere informazioni sui loro diritti e anche altri tipi di istruzione. "Vogliono avere più voce in capitolo" nella nuova società irachena, ha spiegato la Ponticelli.
Inoltre, gli Stati Uniti lavorano insieme al Consiglio governativo iracheno per fare in modo che un più ampio numero di donne entri a far parte del governo.
Subito dopo la caduta di Hussein, ha continuato la Ponticelli, gli uomini iracheni non erano "concentrati in particolar modo" sulle problematiche femminili. Ma grazie agli sforzi dei membri dell'Autorità provvisoria della Coalizione e degli altri che collaborano con gli Stati Uniti, ha aggiunto, "gli uomini cominciano a rendersi conto" che la partecipazione delle donne alla vita pubblica è fondamentale per il futuro del paese".
Le donne irachene hanno dichiarato alla esponente americana che una delle loro principali preoccupazioni è quella relativa alla sicurezza e che 100 donne si sono già unite alle forze speciali (reparti per la sicurezza). Ma hanno anche aggiunto, ha spiegato la Ponticelli, che le notizie relative al dilagare della criminalità sono esagerate, e che loro attribuiscono gran parte dei crimini che vengono commessi oggi alla liberazione dei detenuti attuata da Hussein prima della guerra, e non ad uno stato di anarchia nel quale verserebbe l'intera società.
Si tratta comunque di "episodi isolati di criminalità", ha concluso Charlotte Ponticelli, se paragonati alle stragi compiute da Hussein.