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testo originale in inglese

 

"Insieme contro l’AIDS ma subito o sarà troppo tardi", articolo dell'Ambasciatore Mel Sembler, 1 dicembre 2003

di Mel Sembler
Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia

Il seguente articolo è apparso sul quotidiano "Il Messaggero" del 1 dicembre 2003

La crescente diffusione del virus dell'HIV nel mondo costituisce una minaccia per milioni di persone in tutti i continenti. Attualmente, sono quarantadue milioni le persone infette e si stima che, ogni giorno, muoiono circa 8.500 individui tra uomini, donne e bambini. Significa che, nel tempo necessario a leggere questo articolo, saranno morte altre diciotto persone. Senza un'azione concordata, le epidemie che dovrebbero diffondersi in diverse aree del mondo, tra cui l'Europa Orientale e l'Asia Centrale, contageranno altri quarantacinque milioni di individui nel 2010. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale e di altre Organizzazioni, l'HIV/AIDS si sta diffondendo più rapidamente in alcune aree dell'Europa e dell'Eurasia che non in altre regioni del mondo, tra cui l'Africa.

L'HIV/AIDS non rappresenta solo una questione umanitaria impellente. E’ una malattia che lacera il tessuto sociale e priva le giovani democrazie dei cittadini necessari per costruire una società più libera e un futuro migliore. Priva, altresì, le nazioni delle risorse umane utili per svilupparsi, mettendo così a rischio la crescita mondiale. Se non riusciremo a frenare la diffusione del virus, l'AIDS potrà minacciare interi Paesi e destabilizzare intere regioni. Nessuna nazione può considerarsi protetta da confini geografici, né da associazioni politiche, sociali o religiose. Il commercio mondiale e il turismo ci uniscono in modo inestricabile e, quindi, siamo tutti vulnerabili.

La lotta contro questa malattia è una priorità per la sicurezza interna degli Stati Uniti e l'impegno assunto dal Presidente Bush di stanziare 15 miliardi di dollari per un piano d'emergenza contro l'AIDS ne è prova. In termini di impegni multilaterali, il nostro Paese sta collaborando con le Nazioni Unite e con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ed è il principale paese donatore nel Global Fund, il Fondo Mondiale per la lotta all'AIDS, alla Malaria e alla Tubercolosi. A livello bilaterale, poi, gli Stati Uniti sono impegnati in oltre 75 Paesi, tra cui Paesi europei e dell'Asia centrale, per salvare vite umane impedendo una ulteriore diffusione del virus e aiutando le comunità a far fronte allo stato attuale di sviluppo della malattia. Anche l'Europa sta partecipando a questa battaglia e ne sono prova le iniziative messe in atto dai Governi europei e i loro generosi contributi al Global Fund . L’Italia è il Paese europeo che ha destinato il contributo maggiore a questo Fondo, dimostrando così la sua generosa leadership. Ma possiamo fare molto di più. Dobbiamo continuare a lavorare insieme e ricercare l'aiuto dei privati e delle Organizzazioni non governative. Dobbiamo impiegare con efficacia e con senso di solidarietà le nostre limitate risorse e non dobbiamo accontentarci di combattere l'AIDS solo nei nostri continenti.

Abbiamo la possibilità di combattere una minaccia che colpisce la nostra stessa salute e la salute dei nostri figli. I nostri Governi hanno preso importanti decisioni per contrastare l'epidemia di AIDS, ma anche ognuno di noi può partecipare a questa lotta educando se stesso e gli altri sull'HIV/AIDS, in particolar modo, su come prevenire la malattia, su come controllarla e su come lavorare per trovare la cura.

Invito i personaggi sportivi, i cantanti, la Chiesa, i membri dei sindacati, gli insegnanti e i genitori a contiunuare ad impegnarsi attivamente e a svolgere un ruolo chiave nel bloccarne la diffusione. La battaglia contro l'AIDS non può essere guidata solo dagli uomini politici. Dobbiamo tutti prestarci per divulgare informazioni sulla malattia e per prevenire nuovi contagi.

Il virus dell'HIV si sta diffondendo ad un ritmo allarmante. Ogni cinque persone colpite nel mondo dall'AIDS, una è di età inferiore ai 25 anni. Dobbiamo parlare dell'AIDS con i nostri ragazzi, così potranno prendere le dovute precauzioni. Solo educando i ragazzi alla prevenzione, potremo vincere la battaglia.

Come tutti i grandi mali, l'AIDS trae giovamento dall'ignoranza e dalla paura. L'esperienza dimostra che la diffusione della malattia può essere controllata se i leader politici e i personaggi pubblici ne parlano apertamente e sostengono i programmi educativi sui pericoli ad essa connessi.

È arrivato il momento di parlar chiaro. Siamo ancora in tempo per informare ed impedire che questo male devasti la nostra società, la nostra economia e la nostra esistenza.

 

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