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testo originale in inglese

17 dicembre 2002

Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura USA la confusione sulle biotecnologie agricole produce effetti negativi sugli scambi commerciali, ma più gravemente nelle zone afflitte dalla carestia

Un alto funzionario del Dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti afferma che posizioni negative ingiustificate nei confronti delle biotecnologie agricole danneggiano gli scambi commerciali degli Stati Uniti in quel settore, ma piu gravemente influiscono a danno della perdurante carestia nell’Africa australe.

Durante un convegno sulle biotecnologie organizzato dalla Camera di Commercio americana a Washington il 16 dicembre scorso, David Hegwood, consigliere speciale del Dipartimento per l’Agricoltura (USDA), ha affermato che le biotecnologie rappresentano “una straordinaria occasione per migliorare la produzione alimentare in Africa”, riducendo in questo modo la piaga della fame.

Tuttavia, egli ha detto, i timori che l’Europa rifiuterebbe le esportazioni alimentari che contengono culture biotecnologiche ha indotto lo Zimbawe, uno dei paesi afflitti dalla carestia, a rifiutare gli aiuti alimentari americani, rappresentati principalmente dal mais i cui semi potrebbero derivare da culture biotecnologiche.

Hegwood ha inoltre detto che alcuni paesi rifiutano di importare i semi di mais e soia americani poiché un numero crescente di paesi sottosviluppati ora richiedono l’etichettatura dei cibi che potrebbero contenere sostanze biotecnologiche. Gli Stati Uniti non separano i raccolti biotecnologici da quelli che non lo sono, poiché, secondo uno studio del Dipartimento di Stato, non esiste la prova scientifica secondo cui i prodotti biotecnologici in commercio e i cibi trattati siano meno sicuri degli stessi alimenti coltivati tradizionalmente.

Recentemente, “la difficoltà di sviluppo” (“troubling development”) degli scambi agricoli investe gli industriali americani del settore alimentare i quali hanno deciso di spostare gli impianti di produzione in altri paesi e usano prodotti stranieri per i loro alimenti, onde evitare l’etichettatura richiesta dall’Unione Europea, dal Giappone, dalla Corea, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, ha affermato Hegwood, che ha aggiunto: “Anch’essi temono la posizione dei paesi europei riguardo alle biotecnologie”.

Hegwood ha rimproverato i governi europei di agire “in modo poco responsabile” nel momento in cui impongono l’etichettatura e mantengono la moratoria sui permessi che riguardano i nuovi alimenti derivanti dalla biotecnologia - entrambi i provvedimenti fungono da barriera negli scambi commerciali.

L’alto funzionario ha inoltre sostenuto che i governi europei interferiscono nel mercato imponendo norme pesanti sul sistema che riguarda l’alimentazione, e l’etichettatura obbligatoria sta già causando il rialzo dei prezzi al consumo e l’irrigidimento all’uso di sistemi innovativi da parte degli agricoltori europei.

Hegwood ha esortato i governi a mantenere una netta distinzione tra i temi che riguardano la salute e la sicurezza (alimentare) e i temi riguardanti le informazioni da dare ai consumatori. Egli ha inoltre aggiunto: “L’uso obbligatorio della descrizione di tutto il percorso del prodotto non attiene né alla salute né alla sicurezza, ma è un grave errore da parte dei governi permettere che il consumatore pensi, invece, che lo sia. Così facendo si indebolisce la fiducia dei consumatori verso le regole”.

Le norme per difendere la salute e la sicurezza dei consumatori dovrebbero essere fondate su solide basi scientifiche e non essere discriminatorie nei confronti del sistema commerciale di un paese, ha detto sempre Hegwood, aggiungendo che tutti i paesi dovrebbero rispettare un sistema normativo basato su regole concordate internazionalmente “per assicurare che le biotecnologie non vengano sacrificate e in alcuni casi penalizzate da paure irrazionali”.

 

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