testo originale in inglese
8 novembre 2002
Esperti iracheni discutono delle necessità economiche di breve periodo dell’Iraq una volta libero
Un gruppo composto da imprenditori iracheni, economisti e professionisti nel settore dello sviluppo si è riunito presso il Dipartimento di Stato americano alla fine di ottobre per discutere come ripristinare la stabilità economica di breve periodo dell’Iraq, che dovrebbe seguire a un possibile cambiamento di regime a Bagdad.
Ha partecipato all’incontro, tra gli altri, la signora Nasreen Sideek, Ministro per la Ricostruzione e lo Sviluppo della città di Erbil, che si trova nella parte nord dell’Iraq e non è sotto il controllo diretto di Saddam Hussein. Il ministro Sideek, basando il suo intervento su un’esperienza diretta quasi decennale nella ricostruzione dell’Iraq del nord, ha sollecitato il gruppo a considerare la continuazione di una versione modificata del programma Oil-for-Food delle Nazioni Unite, allo scopo di garantire il soddisfacimento dei bisogni primari di tutti i cittadini iracheni. La signora Sideek ha acconsentito alla pubblicazione delle sue opinioni nell’edizione del Washington File del 3 novembre scorso.
“È importante rendersi conto del fatto che il Kurdistan iracheno ha già sperimentato ‘il dopo Saddam’ negli ultimi undici anni. Quando siamo ritornati dalle montagne nel 1991, abbiamo trovato le nostre città distrutte. Non c’era acqua, non c’erano infrastrutture di nessun genere, ma soltanto il vuoto amministrativo, e abbiamo dovuto iniziare proprio da lì, e ricostruire”, spiega la signora Sideek.
“Nel Kurdistan iracheno, nella fase attuale, facciamo affidamento sulle entrate provenienti dal programma Oil-for-Food…. Negli ultimi sei anni abbiamo costruito oltre 25.000 unità abitative per le famiglie costrette a trasferirsi, e realizzato più di 1.500 apparecchiature idriche per fornire acqua potabile a intere comunità, più di 900 scuole e più di 250 unità sanitarie, costruendo inoltre migliaia di chilometri di strade per la realizzazione di questo programma.”
Ma la cosa più importante, ha sottolineato la signora Sideek, è il fatto che il programma Oil-for-Food si è trasformato in un meccanismo efficiente e sicuro per garantire che le risorse raggiungano la popolazione. Secondo Sideek, “tagliare quel programma da un momento all’altro sarebbe disastroso. In una zona come il Kurdistan iracheno, infatti, non esistono riserve di cibo né di carburante”.
Il ministro Sideek ha detto inoltre che all’inizio alcuni esponenti del gruppo di lavoro mettevano in dubbio la necessità di continuare un programma legato alle sanzioni internazionali, ritenendo che un nuovo governo iracheno dovesse godere di maggiore fiducia. “Tuttavia, dopo qualche discussione e un’analisi della situazione locale – ed esaminando molti studi attendibili che rivelano che il 60 percento degli iracheni vive in povertà e dipende dal cibo fornito da tale programma – mi sono resa conto che c’era un consenso maggiore da parte dei miei colleghi per il mantenimento del programma durante la fase di transizione.”
La signora Sideek e altri rappresentanti del gruppo si sono offerti di formulare raccomandazioni su come modificare il programma in modo tale da includere non soltanto le forniture di cibo e altri prodotti, ma anche come sostenere le infrastrutture irachene e il personale di servizio, possibilmente utilizzando le entrate per pagare gli stipendi. Tutto questo non è possibile nel quadro dell’attuale risoluzione dell’ONU.
Sideek e oltre una dozzina di altri rappresentanti iracheni, che fanno parte del Gruppo di Lavoro per l’Economia e le Infrastrutture nell’ambito del Progetto per il Futuro dell’Iraq, hanno discusso non soltanto come garantire del cibo, ma anche delle altre necessità primarie della popolazione irachena. Tali necessità includono la fornitura di elettricità, una rete di comunicazioni e di assistenza sanitaria, l’educazione scolastica, i servizi municipali, l’incremento delle opportunità per la creazione di reddito e la privatizzazione economica del dopo-Saddam.
“Sono davvero molto emozionata se guardo al futuro dell’Iraq”, ha detto la Sideek, aggiungendo: “Da un punto di vista curdo, siamo pronti ad unirci di nuovo al governo iracheno e al resto del paese. Abbiamo sempre osservato le leggi irachene, come gli iracheni. Non ci sono grandi differenze, tranne il fatto che noi godiamo di maggiore libertà e democrazia. Siamo ansiosi di riunirci al resto del paese, di condividere le nostre esperienze nel campo della ricostruzione e di sostenere l’Iraq.”
Il Progetto per il Futuro dell’Iraq, inaugurato nel luglio 2002, offre agli iracheni d’America, agli iracheni d’Europa e agli iracheni residenti nella regione la possibilità di incontrarsi per decidere i progetti utili che possono essere realizzati fin da ora in attesa di un cambiamento di governo a Bagdad, e durante la primissima fase della transizione. Il Dipartimento di Stato faciliterà questo progetto. Una volta che gli iracheni liberati avranno stabilito le loro priorità, il governo degli Stati Uniti, e possibilmente altri governi e organizzazioni, decideranno quali programmi finanziare e sostenere.