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President George W. Bush addresses the media during a press conference Monday, Dec. 19, 2005
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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Bush spera che la democrazia irachena ispiri gli Stati vicini, 19 dicembre 2005
(Gli Stati Uniti continuano ad appoggiare una soluzione diplomatica allo stallo sul nucleare con l’Iran)
Il presidente Bush ha detto che la trasformazione democratica dell’Iraq ispirerà gli elementi riformatori nei Paesi vicini, e ha attribuito il merito della rapida transizione dalla tirannia al desiderio del popolo iracheno di “vivere in una società libera”.
Parlando il 19 dicembre in occasione di una conferenza stampa alla Casa Bianca, Bush ha detto che un Iraq libero svolgerà la funzione di “esempio di speranza e ottimismo per i riformatori, da Teheran a Damasco” e “contribuirà a gettare le fondamenta della pace per generazioni”.
“Quello che stiamo vedendo oggi è un momento storico, perché io sono convinto che le democrazie si diffonderanno. Sono convinto che quando la gente assapora la libertà o vede un vicino assaporare la libertà, chieda poi la stessa cosa, perché io credo che la libertà sia un desiderio universale. Sono convinto che tutti abbiano il desiderio di essere liberi”, dice Bush.
Bush ha detto che le elezioni del 15 dicembre in Iraq non hanno messo fine alle difficoltà o alla violenza che il Paese si trova ad affrontare. Il presidente si è impegnato a continuare a sostenere il popolo iracheno, ora che si procede al conteggio dei voti e ora che i funzionari eletti si apprestano a formare il primo governo permanente in Iraq dal momento della rimozione del regime di Saddam Hussein. (Ved. Iraq’s Political Process.)
“Vogliamo fare in modo di monitorare, di essere coinvolti in quel processo”, ha detto il presidente, aggiungendo: “Essere coinvolti non significa dire al governo sovrano che cosa deve fare; […] significare dare consigli su come procedere”.
Raccontando di una conversazione con una donna irachena che non riteneva che l’ex leader del suo Paese meritasse di essere processato, Bush ha detto di averle risposto che il procedimento legale contro Saddam Hussein era un segno del ritorno dell’Iraq alla legalità.
“Le ho detto, ‘Non capisce che il processo stesso segna un contrasto così forte con il tiranno che è di per sé una vittoria per la libertà e una sconfitta per la tirannia, il processo stesso? Ed è importante che ci sia rispetto della legalità’”, ha detto Bush.
Il presidente ha difeso la decisione di intraprendere un’azione militare contro l’Iraq, dicendo che Saddam Hussein continuava ad avere la capacità e l’intenzione di costruire armi di distruzione di massa. “Era pericoloso, all’epoca. Averlo rimosso è stata la decisione giusta”, ha detto Bush.
Il presidente ha tuttavia osservato che le informazioni dell’intelligence precedenti alla guerra, riguardanti il possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq erano errate. “Quando le armi non sono state trovate, io, come molti americani, mi sono preoccupato e mi sono domandato perché”, ha detto Bush, aggiungendo di aver deciso di mettere in piedi la commissione Silberman-Robb per indagare sulle deficienze dei servizi segreti.
Il fallimento dell’intelligence, che secondo Bush è condiviso da tutti i servizi di intelligence di tutto il mondo, ha indotto queste agenzie a “fare un passo indietro e riesaminare” i loro sistemi di raccolta e analisi delle informazioni. Il presidente ha riconosciuto che non sarà semplice ricostruire la loro attendibilità, ora che la comunità internazionale deve far fronte a questioni come le attività nucleari della Corea del Nord e dell’Iran. (Ved. U.S. Policy Toward North Korea .)
PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO
Il presidente dice che vuole che lo stallo con l’Iran sul nucleare “sia risolto per vie diplomatiche”, e che vuole che le autorità iraniane sentano gli Stati Uniti e gli altri Paesi della comunità internazionale parlare con “una voce unica”.
“Credo che tutti siano d’accordo che non è auspicabile che il regime iraniano abbia quelle armi, e che non si debba consentire loro di apprendere come fabbricare quelle armi”, ha detto Bush, soprattutto alla luce della recente dichiarazione del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che ha invocato la distruzione di Israele.
Come primo passo, Bush ha invocato “uno sforzo diplomatico per indurre gli iraniani ad adeguarsi alle richieste del mondo libero”, ma ha aggiunto che se gli attuali sforzi diplomatici dovessero fallire, “c’è sempre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.
Il presidente ha anche affrontato questioni interne americane, relative alla sicurezza nazionale e alla Guerra contro il terrore.
Bush ha parlato delle preoccupazioni nate dalle rivelazioni su intercettazioni di conversazioni telefoniche di alcuni cittadini americani effettuate dall’Agenzia per la sicurezza nazionale , e ha detto che il programma è diretto solo verso persone che hanno legami noti con al-Qaida. (Ved. articolo relativo. )
“Sappiamo che una conversazione telefonica di due minuti tra qualcuno legato ad al-Qaida qui negli Stati Uniti e un agente operativo all’estero potrebbe portare direttamente alla morte di migliaia di persone”, ha detto Bush.
Il presidente ha anche messo in guardia dal pericolo che vengano meno, a causa dell’ostruzionismo parlamentare in Senato, le misure contenute nel Patriot Act, che scadranno alla fine di dicembre, e ha esortato il Parlamento a prolungare una legge che, sostiene sempre Bush, è stata pensata per fornire gli strumenti giuridici necessari alle autorità per cercare di impedire attacchi terroristici contro gli Stati Uniti.
“Il Senato deve rinnovare il Patriot Act. Nella guerra contro il terrore, non possiamo permetterci di fare a meno di questa legge neanche per un solo istante”, ha detto.