TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Le elezioni irachene segnano un momento decisivo per la democrazia, dichiara Bush, 14 dicembre 2005
(Il Presidente paragona la missione USA in Iraq al ruolo svolto nel Giappone del dopoguerra)
Il Presidente Bush ha dichiarato che le elezioni irachene del 15 dicembre si riveleranno un "momento decisivo nella storia della libertà," e che la popolazione irachena sarà chiamata a scegliere "l'unico governo democratico costituzionale del mondo arabo."
Parlando il 14 dicembre al Woodrow Wilson Center di Washington, Bush ha affermato che “in Medio Oriente la storia della libertà è appena iniziata. … L'America ha difeso ancora una volta la propria libertà, utilizzandola per trasformare una nazione da acerrima nemica a solida alleata.”
Ha aggiunto che la popolazione irachena può ora vedere i benefici tangibili della democrazia che sta mettendo radici nel loro paese.
"Gli iracheni hanno approvato una costituzione coraggiosa, che garantisce la legalità, la libertà di riunione, il diritto alla proprietà, la libertà di parola e di stampa, i diritti delle donne e il diritto di voto. Si rendono conto che la loro libertà viene difesa sempre di più dal loro stesso esercito e dalla loro polizia, invece che da forze straniere. E vedono che la libertà sta producendo nuove opportunità, e una vita migliore," ha affermato.
Secondo Bush, ora che i sunniti si stanno inserendo nella dialettica politica, la democrazia dell'Iraq sta allargandosi a soggetti diversi, mentre coloro che la rifiutano, come i terroristi e i sostenitori del precedente regime ba'athista, si trovano sempre più emarginati. (Vedi Iraq’s Political Process.)
Il presidente ha avvertito che il successo delle elezioni non basterà a convincere i terroristi o i sostenitori del precedente regime a porre fine alla loro opposizione violenta. Ha detto inoltre che alle elezioni potrebbe seguire in Iraq un periodo di incertezza, mentre i risultati delle votazioni vengono conteggiati e viene formato un nuovo governo.
Rimangono da affrontare molte difficili prove, ha affermato, ma il popolo iracheno sta dando vita a un governo democratico che potrà gestirle, e che servirà come modello per il resto della regione.
"La libertà in Iraq ispirerà i riformatori, da Damasco a Teheran," ha detto.
Il presidente ha paragonato il processo in atto in Iraq a quello che ebbe luogo in Giappone dopo la seconda guerra mondiale, quando l'amministrazione del Presidente Harry S. Truman aiutò quel paese a divenire "una delle nazioni più libere e prospere del mondo," nonostante i dubbi espressi da alcuni dei suoi contemporanei.
"La diffusione della libertà in Iraq e in Medio Oriente richiede la stessa fiducia e persistenza, e porterà agli stessi risultati," ha detto.
Bush ha affermato che gli Stati Uniti accettano le "nuove responsabilità" conseguenti agli attacchi terroristici a New York e Washington l’11 settembre 2001. La nazione sta dando la caccia ai terroristi con nuova determinazione, ha sostenuto, e l'Iraq è attualmente il fronte principale della Guerra al Terrore.
Il presidente ha difeso la sua decisione di usare la forza contro l'Iraq insieme alle altre forze della coalizione, affermando che il precedente regime, guidato da Saddam Hussein, rappresentava una minaccia per la sicurezza dell'America e per quella globale. Hussein aveva usato armi di distruzione di massa, invaso paesi confinanti come il Kuwait e l'Iran e dato il suo appoggio a gruppi terroristici, ha ricordato. L'ex leader iracheno aveva anche dichiarato gli Stati Uniti suoi nemici, e rifiutato di rispettare 12 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
"In qualsiasi momento, Saddam Hussein avrebbe potuto evitare la guerra uniformandosi alle giuste richieste della comunità internazionale. Non sono stati gli Stati Uniti a scegliere la guerra; è stato Saddam Hussein a volerla," ha affermato Bush.
Il Presidente ha riconosciuto che buona parte delle informazioni d'intelligence fornite nel periodo precedente alla guerra, secondo cui gli iracheni possedevano armi di distruzione di massa, "si è rivelata sbagliata," anche se era stata accettata da molte agenzie di intelligence in tutto il mondo, anche quelle di paesi che non hanno sostenuto la decisione dell'invasione militare.
"Come presidente, sono responsabile della decisione di andare in Iraq. E sono inoltre responsabile di porre rimedio a quel che non ha funzionato, migliorando le capacità dell'intelligence, ed è proprio quello che stiamo facendo," ha dichiarato Bush.
Il Presidente ha tuttavia fatto notare come un'indagine abbia messo in luce che l'Iraq stava utilizzando il programma Oil-for-Food delle Nazioni Unite "per influenzare paesi e società commerciali, nel tentativo di cancellare le sanzioni, con l'intento di riavviare i suoi programmi di armamento, non appena le sanzioni fossero cadute."
Il discorso del Presidente il 14 dicembre è stato il primo di una serie di interventi sulla situazione in Iraq. Il 30 novembre, alla Naval Academy USA di Annapolis, nel Maryland, Bush ha parlato della natura dell'insurrezione e messo in evidenza l'opera compiuta dagli USA e dalla coalizione per addestrare le forze di sicurezza irachene. In un discorso del 7 dicembre presso il Council on Foreign Relations di Washington, il Presidente ha evidenziato gli sforzi compiuti per ricostruire l'economia irachena. Il 12 dicembre, al World Affairs Council di Philadelphia, Bush ha discusso l’aumento dell'attività politica in Iraq.
Per ulteriori informazioni, vedi Iraq Update.