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Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush
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TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Bush esprime soddisfazione per la crescita delle attività politiche in Iraq, 12 dicembre 2005
(Il presidente ha ammonito sul fatto che ci sono altre impegnative sfide politiche da affrontare)
Il 12 dicembre il presidente Bush ha espresso soddisfazione per la trasformazione politica avvenuta in Iraq, ma ha ammonito sul fatto che per consolidare la nascente democrazia il paese dovrà affrontare altre sfide impegnative.
“Gli ultimi due anni e mezzo sono stati un periodo di ardue lotte in Iraq, ma sono stati anche un periodo di grandi speranze e successi per il popolo iracheno”, ha detto Bush durante un discorso pronunciato a Filadelfia al World Affairs Council.
L’Iraq è uscito da trent’anni di brutale dittatura, ha detto ancora il presidente, aggiungendo che “da allora il popolo iracheno ha assunto la sovranità del proprio paese, ha tenuto libere elezioni, ha redatto una costituzione democratica e l’ha ratificata attraverso un referendum popolare. Fra tre giorni il popolo iracheno si recherà a votare, per la terza volta quest’anno, per eleggere un nuovo governo secondo la nuova costituzione.
Bush ha affermato che “si tratta di una notevole trasformazione per un paese che non ha virtualmente alcuna esperienza democratica e che sta lottando per superare le conseguenze di una delle peggiori tirannie a cui il mondo abbia mai assistito”.
“Quando il prossimo anno il nuovo governo entrerà in carica, l’Iraq sarà l’unico paese arabo ad avere una costituzione democratica”.
Il presidente ha descritto i principi comuni su cui si basano le società democratiche di successo. Essi sono lo stato di diritto, la libertà di espressione, la libertà di riunione, la libertà di culto e una libera economia. Bush ha affermato che non c’era quasi nessuna di queste libertà quando nel marzo 2003 le forze della coalizione sono arrivate in Iraq.
“Decenni di brutale dittatura da parte di Saddam Hussein hanno distrutto il tessuto della società civile irachena” ha detto il presidente. “Durante la dittatura in Iraq il dissenso è stato annientato; l’economia centralizzata ha arricchito un dittatore invece che il suo popolo; i tribunali segreti invece di amministrare la giustizia hanno contribuito alla repressione; gli Sciiti, i Curdi e altri gruppi sono stati ferocemente perseguitati”.
La differenza sostanziale, ha affermato Bush, è che oggi “l’Iraq mostra tutti i segni di una democrazia dinamica”. Le strade, le stazioni radiofoniche e televisive sono diventate le sedi per forum molto attivi incentrati sulla campagna elettorale e sui commenti politici in vista delle elezioni legislative del 15 dicembre. (Vedi Iraq’s Political Process.)
Bush ha sottolineato il crescente coinvolgimento degli arabi sunniti definendolo come indicatore di un processo politico che sta guadagnando terreno sulle ribellioni. Il presidente ha sottolineato che la percentuale di votanti Sunniti durante il referendum costituzionale dello scorso ottobre è stata più alta rispetto a quella registrata durante le elezioni legislative dello scorso gennaio. Il presidente ha detto che nonostante molti Sunniti abbiano votato contro la costituzione, la loro partecipazione al processo politico indica che rifiutano la violenza. Bush ha aggiunto che in queste elezioni ci sono molti candidati sunniti e quindi il loro coinvolgimento nel processo politico prosegue anche durante questa tornata elettorale.
Bush ha dichiarato che “il maggior coinvolgimento da parte dei Sunniti è dovuto al fatto che si sono resi conto che in Iraq si sta affermando la democrazia. Hanno imparato una lezione di democrazia e quindi per avere voce nelle questioni del loro paese devono partecipare. Grazie alla maggiore partecipazione sunnita al processo politico, i Saddamisti e gli ultimi esponenti del fronte del rifiuto saranno isolati e i Sunniti saranno in grado difendere meglio gli interessi della loro comunità”.
Il presidente ha aggiunto che i cambiamenti nella legge elettorale irachena assicurer anno una maggiore presenza sunnita nel nuovo Consiglio dei Rappresentanti. A differenza delle elezioni dello scorso gennaio, nella nuova legislatura ogni provincia avrà un determinato numero di seggi in base alla popolazione. Le province sunnite, di conseguenza, avranno una rappresentanza proporzionale anche se le intimidazioni terranno i loro elettori lontani dai seggi.
Bush ha sottolineato che le elezioni del 15 dicembre non rappresenteranno la fine di questo processo perché l’Iraq dovrà affrontare sfide impegnative legate alla sicurezza interna, alla costituzione di un governo che coinvolga tutte le parti, alla riconciliazione nazionale e ai pericoli provenienti da paesi stranieri.
Il presidente ha affermato che i terroristi continueranno a osteggiare con la violenza il processo democratico. Egli ha poi aggiunto che il nuovo governo dovrà operare per convincere gli esponenti del fronte del rifiuto che è nel loro stesso interesse partecipare al nuovo sistema politico. Il presidente ha anche affermato che l’Iraq deve creare uno stato di diritto per risolvere le tensioni etniche e religiose di lunga data e ha messo in guardia sul fatto che l’Iran e la Siria rappresentano una minaccia per la stabilità politica irachena.
“La maggioranza degli iracheni non vuole vivere sotto un regime teocratico di tipo iraniano e non vuole che alla Siria sia consentito di fare entrare in Iraq attentatori e terroristi ed è per questo che gli Stati Uniti rimarranno a fianco del popolo iracheno per difenderli dai loro vicini” ha affermato Bush.
Il presidente ha paragonato la lotta in corso in Iraq alle lotte del passato tra le ideologie della libertà e del totalitarismo aggiungendo che, come è già accaduto, il totalitarismo non prevarrà.
Bush ha detto che “in Medio Oriente la libertà è ancora una volta in lotta con l’ideologia totalitaria che semina rabbia, odio e disperazione e, come è successo in passato con il comunismo e il fascismo, le ideologie dell’odio che si fondano sul terrore saranno sconfitte dall’incontenibile potere della libertà”.
Con il discorso del 12 dicembre è la terza volta che il presidente torna a parlare della situazione irachena. Durante il discorso del 30 novembre presso l’Accademia Navale di Annapolis in Maryland, Bush ha parlato delle caratteristiche della ribellione e ha descritto gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti e dalla coalizione riguardo l’addestramento delle forze di sicurezza irachene. Durante il discorso del 7 dicembre pronunciato al Consiglio delle relazioni estere a Washington, il presidente ha parlato degli sforzi per ricostruire l’economia irachena.
Per ulteriori informazioni vedi Iraq Update.