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Presidential Election 2008 - Pubblicazioni
 

Pubblicazioni a cura del Dipartimento di Stato U.S.A.

The Candidates - The Candidates - America.gov


Ogni campagna presidenziale è straordinaria e storica, ma dato l’entusiasmo che circonda le elezioni 2008 continua a crescere, gli elettori americani e il resto del mondo considereranno le storie personali dei candidati più da vicino. Che tipo di persona salirà al vertice del sistema politico americano, quali sono le loro caratteristiche, i loro punti di debolezza e di forza?

 

Lo scrittore e funzionario in pensione degli Affari Esteri Domenick DiPasquale ha analizzato le vite di Barack  Obama e di John McCain  ponendo l’accento sulle capacità dei candidati di guidare il paese, sulle loro lunghe campagne per diventare il candidato del loro partito, e sulle loro aspirazioni e obiettivi come leaders politici.

 

David Pitts, autore di un libro sul Presidente John F. Kennedy, presenta i candidati vicepresidenziali, Joseph Biden e Sarah Palin. Per contestualizzare in modo più ampio il crescente ruolo del vice-presidente, includiamo un estratto dall’articolo “Never Cared To Say Goodbye”, pubblicato originariamente in Presidential Studies Quarterly.

Kelly Bronk descrive le mogli e le famiglie di Barack Obama e John McCain. Lo storico dei presidenti Carl Sferrazza Anthony descrive come molte first ladies americane abbiano rivestito un ruolo altamente visibile – ancora in gran parte indefinito – secondo il loro stile personale.

Michael Jay Friedman scrive in merito ai poteri della presidenza, ai doveri del presidente ed ai limiti del potere in un sistema diviso di governo.

Inoltre sono inclusi estratti dai discorsi e dagli scritti di Obama e di McCain e la loro presentazione su Facebook, una bibliografia ed una filmografia.

Due cose sono certe su queste elezioni: un nuovo presidente degli Stati Uniti presterà giuramento Lunedì 20 Gennaio 2009 e la pacifica transizione del potere, uno degli aspetti più critici del sistema democratico, prevarrà, quale che sia il candidato vincente.

 
The Electoral College - America.gov Electronic Journal

Più di 100 milioni di elettori saranno chiamati ad esprimere le proprie preferenze nelle elezioni nazionali statunitensi del 4 novembre. Ma saranno soltanto 538 tra uomini e donne ad eleggere il prossimo presidente nelle successive elezioni che avranno luogo il 15 dicembre nelle capitali dei 50 stati e a Washington, D.C.

Il sistema elettorale indiretto, chiamato Collegio Elettorale ed elaborato nel 1787 dai Costituenti, confonde sia gli americani che i non americani. Questo sistema riflette la forma di governo federale che attribuisce poteri non solo al governo nazionale ed al popolo, ma anche agli stati.

Come scrive in questo numero di eJournal U.S.A. John C. Fortier, autore di After the People Vote, il Collegio Elettorale richiede che un candidato abbia sia una rilevanza nazionale sia un vasto appeal a livello locale: “Una conseguenza del Collegio Elettorale è il rendere più difficile per altri partiti, coalizioni locali o figure minori raggiungere la presidenza”.

Nelle elezioni di dicembre gli elettori del Presidente confermano le preferenze espresse dai votanti di novembre nei rispettivi stati. Il vincitore del Collegio Elettorale è quasi sempre riuscito a conquistare la maggioranza dei voti anche a livello nazionale. Ma dato che tutti gli stati eccetto 2 prevedono un sistema che assegna al vincitore la totalità dei voti, occasionalmente il Collegio Elettorale può premiare un candidato diverso da quello emerso dal voto popolare, come accaduto nel 2000.   

Il giornalista politico David Mack descrive il gioco strategico che emerge dal sistema del Collegio Elettorale. Durante la campagna, i candidati presidenziali prestano meno attenzione agli stati dichiaratamente democratici o repubblicani, per concentrare invece più risorse su un numero relativamente piccolo di stati in bilico - la Florida e l’Ohio sono esempi ben noti – che di fatto decidono le elezioni.

Molti americani vogliono cambiare il sistema e passare all’elezione diretta del Presidente, ma il cambiamento non appare imminente. Emendare la Costituzione richiede enorme volontà politica: in più di 200 anni, sono stati approvati soltanto 27 emendamenti. E un simile cambiamento incontra l’opposizione dei piccoli stati, che hanno una rappresentanza sproporzionata nel Collegio Elettorale e dei sostenitori del sistema bi-partitico e di una forma di governo federale.

Quali che siano i suoi meriti, il Collegio Elettorale garantisce comunque la possibilità di pervenire ad una decisione. La Camera dei Rappresentanti è dovuta intervenire per decidere su elezioni in cui nessun candidato aveva ottenuto la maggioranza nel Collegio Elettorale soltanto in 2 casi, l’ultima volta nel 1824.

Speriamo che questo numero di eJournal U.S.A. possa migliorare la vostra comprensione delle ragioni storiche del Collegio Elettorale e del suo funzionamento.

 
USA Elections in Brief - America.gov Publication

Pubblicazione del Bureau of International Information Programs, Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Gennaio 2008. Una guida all'intero sistema elettorale statunitense, dalle elezioni primarie, locali, statali e nazionali, ai risultati elettorali, il ruolo dei partiti e dei mass media.
 
The Long Campaign: U.S. Elections 2008 - America.gov Electronic Journal

In una vera democrazia, le persone sono libere di essere in disaccordo. Man mano che ci avviciniamo al ciclo elettorale del 2008, vedremo candidati, elettori, sondaggisti  ed esperti essere in accordo o in disaccordo praticamente su tutto: i votanti scelgono il Presidente in base al suo programma o alle sue capacità di leadership? Il Collegio Elettorale funziona oppure il sistema elettorale andrebbe cambiato? Hanno un senso i sondaggi politici mesi prima di un’elezione?

Già molto tempo prima delle elezioni di novembre 2008, la campagna era ben avviata, i candidati presidenziali avevano già tenuto numerosi dibattiti, gli annunci pubblicitari cominciavano a saltare fuori, ed i risultati dei sondaggi venivano citati di frequente.

Nelle elezioni del 2008, gli elettori americani avranno l’opportunità di scegliere il Presidente, il Vice-Presidente, i rappresentanti del Congresso, e gli amministratori statali e locali. La posta in gioco e’ alta. Come evidenziano molti dei contributi presenti su questo numero, si tratta delle prime elezioni in 80 anni in cui ne’ il Presidente ne’ il Vice-Presidente uscenti saranno in corsa per alcuna carica. I politologi Charlie Cook e Jerry Hagstrom forniscono spunti utili a delineare il quadro.  In uno scenario molto ampio, con 18 candidati in corsa per la Presidenza nel momento in cui andiamo in stampa, nessuno si azzarda ad ipotizzare un vincitore.

L’elezione del Presidente e’ solo una parte della storia. Nel sistema Americano del cosiddetto “governo diviso”, i risultati delle elezioni del Congresso determineranno con quanto successo il prossimo Presidente potrà portare avanti la propria agenda politica. La professoressa L. Sandy Maisel descrive il ruolo del Congresso e il potenziale impatto delle elezioni congressuali.

Il sondaggista democratico Daniel Gotoff ci spiega cosa rivelano i sondaggi a proposito dell’atteggiamento dei votanti verso le elezioni del 2008 e come i temi d’attualità più caldi potrebbero giocare un ruolo chiave nella tornata elettorale. La sondaggista repubblicana Kellyanne Conway si focalizza invece sull’importanza del voto dell’elettorato delle donne e sui temi che stanno loro a cuore.

Tre esperti propongono il loro punto di vista sul ruolo dei media nelle campagne elettorali. Jim Dickenson, analista politico di lunga data del Washington Post, racconta in prima persona la giornata tipo di un reporter impegnato nella copertura della campagna. L’esperto di internet Andy Carvin descrive il modo in cui il citizen journalism, i blog, le raccolte fondi attraverso la rete ed i social network abbiano cominciato ad influenzare il processo politico e di conseguenza come il loro peso nella tornata elettorale 2008 non possa essere ignorato. Il sondaggista John Zogby valuta invece l’attendibilità delle informazioni acquisite tramite i sondaggi d’opinione.

Infine, diamo un’occhiata al processo. Il sistema elettorale statunitense e’ forse perfetto? Naturalmente no – nessun sistema e’ perfetto. Jan Witold Baran descrive un disegno di legge per correggere i problemi legati al finanziamento delle campagne. Sul Collegio Elettorale, il sistema di voto stato per stato in base al quale i Presidenti americani vengono eletti, si e’ dibattuto lungo tutta la sua storia; gli esperti Ross K. Baker e Jamie Raskin presentano argomentazioni pro e contro l’utilità di questo sistema. Paul S. DeGregorio, già presidente della U.S. Election Assistance Commission, esamina gli sforzi compiuti per migliorare il processo elettorale a livello statale.

Quale sarà la storia delle elezioni americane 2008? Le elezioni sono un punto di partenza, un’opportunità per gli elettori di votare per ciò in cui credono. Il sistema e’ in continua evoluzione, ma gli americani interessati hanno la possibilità – e la sfruttano – di utilizzare internet per organizzarsi, registrarsi per votare, effettuare donazioni, ospitare incontri con i candidati, vigilare sulle operazioni di scrutinio, e in definitiva collaborare attivamente a migliorare il sistema.

       

 
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